Tim Bowness – Recensione: Lost In The Ghost Light

Nuovo album per Tim Bowness, che pubblica per Inside Out Music questo “Lost In The Ghost Light”, un concept riguardante la vita di un musicista e tutto ciò che gli gravita intorno, col successo e con la scia di problemi che esso può portare. Un quarto album solista ambizioso anche dal punto di vista concettuale, dunque, che vede il cantante collaborare con personaggi del calibro di Ian Anderson (Jethro Tull), Colin Edwin (Porcupine Tree), Bruce Soord (Pineapple Thief e Katatonia), giusto per citarne alcuni, e la presenza di Sua Maestà Steven Wilson al mixer, già con Mr. Bowness nei No-Man.

Otto pezzi, nell’edizione standard del CD, che si ammantano di un progressive rock sognante e vellutato ma che, ahimè, se riesce a cullare e risultare ottimo da ascolto disimpegnato purtroppo non decolla e rischia anzi di affossarsi su sè stesso in poche mosse. Dato il parterre in campo ci si aspetterebbe qualche evoluzione in grado di far gridare al miracolo o comunque una prova strumentale capace di contraddistinguersi durante i brani di “Lost In The Ghost Light”: ahimè non è proprio così e di certo anche le vocals molto recitate e melliflue di Tim Bowness contribuiscono a una certa ripetitività di fondo (quando non ricorda certi momenti di Steven Wilson ma questo ci sta): il prog classico di “Worlds Of Yesterday” apre le danze su tonalità sfumate impreziosite dal flauto e prosegue sulla stessa falsariga con “Moonshot Manchild”, laddove solo la successiva “Kill The Pain That’s Killing You” riesce a movimentare un po’ il tutto grazie a un tempo più sostenuto.

Purtroppo -e dispiace dirlo- sembra ci sia assestati su un pop progressive rock che anche nelle tracce successive non riesce a dare spunti per riuscire a rendere questo “Lost In The Ghost Light” un grande disco e lo scossone più grande si ha nel finale di “You Wanted To Be Seen”, coinvolgente e maestoso; il resto è un po’ troppo prolisso e lineare per riuscire a spiccare in questo settore musicale ormai inflazionato e non si riesce a far ricordare ascolto dopo ascolto.

Un’occasione sprecata, che poteva regalare ben altri risultati con un pizzico di grinta in più: riservato ai completisti.

Voto recensore
6
Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2017

Tracklist: 01. Worlds Of Yesterday 02. Moonshot Manchild 03. Kill The Pain That’s Killing You 04. Nowhere Good To Go 05. You’ll Be The Silence 06. Lost In The Ghost Light 07. You Wanted To Be Seen 08. Distant Summers
Sito Web: http://timbowness.co.uk/

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