Thy Catafalque – Recensione: Sgùrr

Non sempre la sperimentazione, unita all’esigenza di creare una proposta il più possibile fuori dagli schemi, porta a dei risultati completamente positivi. E’ ciò che abbiamo pensato all’ascolto di “Sgùrr”, sesta prova in studio degli ungheresi Thy Catafalque, one man band personificata dal vocalist e multistrumentista Tamàs Kàtai.

La proposta del musicista magiaro è una sorta di trait d’union tra black metal, elettronica e lievi sentori folk, un po’ nell’ottica dei Solefald, verrebbe da dire, ma non altrettanto affascinante. Consideriamo che “Sgùrr”, nei suoi cinquantuno minuti di durata, poggia quasi esclusivamente sulle due suites “Oldódó Formák A Halál Titokzatos Birodalmáb” e “Sgùrr Eilde Mòr”, che occupano quasi due terzi del disco. Gli altri brani fungono più da corollario e paradossalmente funzionano meglio perchè possiedono una forma canzone ben definita.

Le due suites citate mischiano metal ed elettronica senza una precisa soluzione di continuità, dove l’approccio è più arioso ed orecchiabile nellla prima, molto più violento nellla seconda, che bazzica i lidi del black metal primitivo. Il suonato è sempre più importante rispetto alla voce e talvolta si ha come l’impressione che l’andamento del pezzo sfugga di mano al nostro. Questo è vero in particolare nei lunghi passaggi d’ambiente, dove il buon Tamàs suona in modo un po’ forzato e, per dirla in parole semplici, “la tira per le lunghe”.

Come dicevamo, è nei brani più snelli che il progetto Thy Catafalque è convincente. Lo notiamo nei risvolti seventies di “Alföldi Kozmosz”, nella suggestiva “A Hajnal Kék Kapuja” (un brano a cavallo tra folk e suggestioni post rock à la Sigur Ròs) e ancora in “Jura”, che non ha nulla di sperimentale ma si rivela un bel pezzo di black/death melodico.

Insomma, “Sgùrr” possiede dei risvolti interessanti e non si può certo condannare nella sua totalità. E’ anche vero che questa voglia di dire qualcosa di nuovo porta il mastermind a creare lunghi momenti di empasse che generano punte di noia, quando, con qualche taglio qua e là, l’ascolto sarebbe stato ben più scorrevole. Ma così la carne al fuoco è un po’ troppa e si rischia di fare confusione.

Voto recensore
6
Etichetta: Season Of Mist

Anno: 2015

Tracklist:

01. Zúgó
02. Alföldi Kozmosz
03. Oldódó Formák A Halál Titokzatos Birodalmáb
04. A Hajnal Kék Kapuja
05. Élő Lény
06. Jura
07. Sgùrr Eilde Mòr
08. Keringo
09. Zúgó


Sito Web: https://www.facebook.com/thycatafalque

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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