The Tangent – Recensione: The Slow Rust Of Forgotten Machinery

Con sempre Andy Tillison a comandare la truppa gli inglesi The Tangent sono arrivati ormai al ragguardevole traguardo del nono album in studio. Per questa uscita ci sono però da segnalare delle novità importanti, non tanto collegate ad una qualche variazioni stilistica, quanto all’ingresso in formazioni di nuovi elementi, come Luke Machin e Marie-Eve de Gaultier, entrambi in forza agli emergenti Maschine.

Soprattutto la presenza della cantante (oltre che seconda tastierista) si fa notare, non fosse altro perché mai prima su un disco della band si era sentito l’apporto di una voce femminile, mentre qui molti sono i momenti in cui Marie-Eve accompagna o duetta con Tillison. Che il risultato sia armonicamente buono lo si capisce immediatamente dal primo brano, la più breve (solo sei minuti, bontà loro) “Two Ropes Swing”, che rimane tra l’altro anche quello più lineare e assimilabile della scaletta, sicuramente bello, ma anche molto generico.

Non ci sono infatti grandi sorprese (anzi, diciamo pure nessuna) se ci inoltriamo nella natura generale delle composizioni, che ancora una volta si ammantano di richiami alla scena prog inglese più classica e si concretizzano in una serie di canzoni per lo più molto lunghe e articolate, in cui è soprattutto la tastiera a fare da protagonista. Descrivere ogni canzone ci pare onestamente inutile, visto che da un lato ci si potrebbe perdere mezza giornata, dall’altro, se avete familiarità con lo stile proposto, non sentirete null’altro che combinazioni di suoni e sequenze a cui siete ben avvezzi. Ovviamente non si sta cercando in alcun modo di impressionare attraverso un impatto sonoro immediato, ma è anche vero che, se pur congegnata in modo impeccabile, quella messa in scena dai The Tangent è l’ennesima riproposizione di un’idea artistica ormai molto ben conosciuta e la pesantezza globale non aiuterà certo chi magari è un po’ distratto a farsi coinvolgere.

Il discorso si può fare simile per quasi qualsiasi genere musicale, ma il prog ci pare, per la sua intrinseca difficoltà, uno di quelli che più rischia di essere rinchiuso nella sua nicchia se incapace di mettere in atto un vero processo creativo. Qui abbiamo tanto mestiere, tecnica sopraffina, canzoni impeccabili, ma anche un estro compositivo che esce solo a sprazzi e un coefficiente di digeribilità davvero basso.

Anche le liriche non sono da meno, visto che riguardano il punto di vista dei nostri (crediamo di Tillson in particolare) sul momento storico, sulla situazione dei migranti, sull’uso contestabile di nuovi e vecchi media, sul grande problema dell’ambiente. Un impegno che magari sarà anche encomiabile nelle intenzioni, ma che ci appare come un’aggiunta non del tutto necessaria ad un opinionismo imperante su fatti d’attualità al quale siamo già abbondantemente esposti.

The Slow Rust Of Forgotten Machinery” è quindi definibile come un disco perfetto per certi canoni tipici del genere, ma forse fin troppo precisamente aderente a tali standard, tanto da risultare a tratti ampolloso e superfluo.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Inside Out

Anno: 2017

Tracklist: 01. Two Rope Swings 02. Dr. Livingstone (I Presume) 03. Slow Rust 04. The Sad Story Of Lead and Astatine 05. A Few Steps Down The Wrong Road

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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