The Loyal Cheaters – Recensione: Long Run… All Dead!

AC / DC, Cheap Trick, Hellacopters, Joan Jett, Runaways e Slade… se c’è un obiettivo che i The Loyal Cheaters sembrano voler perseguire, con la pubblicazione del loro primo album per Dead Beat Records, è quello è di offrire un’energica sintesi tra influenze (o ispirazioni, come le chiama in realtà la band) più affini per l’attitudine spesso esibita che non per la direzione stilistica realmente intrapresa da ciascuna. Ed è proprio l’attitudine a dare quel tocco speciale a questa formazione per metà tedesca e per metà italiana, fondata appena due anni fa in nome del rock’n’roll e dell’inconfondibile suono che caratterizzava molte delle sue espressioni negli anni settanta ed ottanta. Fronteggiati dalla scatenata Lena Mcfrison, i The Loyal Cheaters condensano in una tirata mezz’oretta esattamente il tipo di spettacolo che ci si aspetterebbe, date le oneste premesse: ruvido e musicale fin dalle sue prime battute, idealmente a metà strada tra il melodico italiano dei cori e l’incisività graffiante/teutonica delle linee vocali (“Winners Never Compromise”), il disco si snoda attraverso una serie di episodi brevi ed incisivi, semplici ed efficaci (“Me Myself And I”), richiamando anche qualcosa degli australiani Bellusira, dei tedeschi Guano Apes e degli americani No Doubt.

Rispetto alle formazioni citate, “Long Run… All Dead!” sembra però felice di scendere dal treno alla fermata precedente, offrendo una base solida – anche grazie al drumming pieno e moderno di Richie Raggini – sulla quale Lena e compagni preferiscono non costruire troppo né innestare molto, anche perché i tentativi di una progettazione più elaborata tendono un po’ a perdersi in una terra di nessuno (“Drama Queen”). Non si tratta di un limite necessariamente implicito nel genere, e ben venga allora la possibilità di segnalare agli appassionati del genere una perla piccola e relativamente nascosta che il duemilaventuno, di per sé avaro di soddisfazioni, ci ha regalato: “The Witching Hour” degli inglesi Lesbian Bed Death – tra i miei album preferiti dello scorso anno – dimostra come sia possibile suonare diretti senza tuttavia sacrificare l’inventiva e l’atmosfera, rispettare i canoni senza cadere né scadere nella trappola di un citazionismo marcato, omaggiare i propri idoli senza che l’inevitabile sindrome del già sentito rappresenti un problema per loro né un motivo di noia per noi. Tornando a “Long Run… All Dead!“, l’ottima cover dei Cheap Trick (“Surrender”) conferma come, quando alle prese con una materia prima più elegante, i The Loyal Cheaters siano in grado di offrire una prova non solo solida, ma anche resistente alla prova degli ascolti ripetuti.

Con l’esclusione di alcune piacevoli voci raddoppiate ed occasionali variazioni dal sapore glam (“Big Time Outlaw”), questo è un disco la cui dimensione ideale rimane quella dell’esecuzione live, dell’esperienza fisica immediata, di un sexy brutale che diverte per la voluta mancanza di songwriting ambizioso, di complicazioni inutili e di compromessi che costringerebbero a ripensare, e ripensarsi. Tutto quello che c’è qui è fatto bene e funziona, ma solo nella Mirabilandia degli abbonamenti stagionali e del rock da svago: in fin dei conti c’è allora un po’ di delusione perché di quanto seminato da AC / DC, Hellacopters e Slade non rimane poi molto, il classico è colto con superficialità e solo nelle sue manifestazioni esteriori, il divertimento e l’energia arrivano a rate e non sono da soli sufficienti a fare di un ascolto un’esperienza interessante e davvero appagante. Così affiora la consapevolezza che per assicurarsi una maggiore longevità una volta scesi dal palco, e l’attenzione di quelli puntigliosi che riascoltano e poi scrivono, bisognerà mordere il futuro per inventarsi qualcosa di più personale, di più furbo e – se necessario – anche di intelligentemente disturbante.

Etichetta: Dead Beat Records

Anno: 2022

Tracklist: 01. Winners Never Compromise 02. The Devil Side 03. Me Myself & I 04. Big Time Outlaw 05. Lock Up Your Daughters (Slade cover) 06. No Saturday Nites 07. Money And Shame 08. Drama Queen 09. Surrender (Cheap Trick cover) 10. (Why Should I) Share My Wine
Sito Web: facebook.com/theloyalcheaters

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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