Saga – Recensione: The Human Condition

Il nuovo album dei Saga arriva circondato da un’aura di grande curiosità: riuscirà Rob Moratti, portentoso frontman dei piccoli grandi Final Frontier, a sostituire la voce inconfondibile di Michael Sadler? Che impatto avrà il suo arrivo sul sound della leggendaria band canadese? I Saga negli ultimi anni sono stati protagonisti di una rinascita artistica, e ciò rende ancor più difficile per Moratti raccogliere il testimone. Eppure l’operazione riesce in maniera quasi perfetta.

In medias res. Straordinario il batti e ribatti tra le tastiere di Jim Gilmour e la voce di Moratti nella complessa title track, che la band ha coraggiosamente posto in apertura dell’album. E’ subito chiaro che il cantante non si limita ad eseguire il classico compitino, ma porta con personalità il proprio contributo, modificando non poco le coordinate su cui si muovono i Saga. Ancor più significativo, in questo senso, che l’opener sia essenzialmente un pezzo strumentale, quasi a ritardare l’impatto che inevitabilmente farà storcere il naso agli estimatori più puristi del classico sound della band. Non si tratta, infatti, della semplice sostituzione di una voce con un’altra – peraltro completamente differente e di per sé in grado di mutare gli scenari sonori – ma anche dello spostamento, particolarmente in alcuni frangenti, in direzione di pezzi più diretti e facilmente memorizzabili, almeno in alcuni loro movimenti. Proprio per questo motivo, come in una sorta di ciclo di cui è impossibile individuare l’origine, laddove le dosi di melodia sono più massicce, come in "Step Inside", Moratti si muove con ancor maggiore naturalezza. E poi arrivano gli squarci onirici di "Hands Of Time", più in linea con la tradizione dei Saga e che pure il cantante riesce a trasferire in lidi molto vicini al cielo. D’altra parte sarebbe riduttivo pensare di identificare la band del 2009 di "The Human Condition" nel cambiamento apportato da Moratti: il lavoro del già citato Gilmour, ma anche del chitarrista Ian Chricton, che intessono trame interessanti sostenute con la consueta perizia tecnica da Jim Chricton e Brian Doerner. Le dilatazioni che animano la seconda parte di "Crown Of Thorns" sono un esempio di come emozionare senza abbandonarsi al tecnicismo fine a se stesso, mentre Moratti insegue le orme del proprio personale nume tutelare Steve Perry in "Let It Go".

Ci sono, è vero, dei momenti di stanca nel corso dell’album – su tutti la non entusiasmante chiusura affidata a "You Look Good To Me" e "Now Is Now", che peraltro viene riscattata dall’ariosità del chorus – ma nel complesso si tratta di un lavoro decisamente sopra la media, che segna l’inizio di una nuova vita e di una direzione musicale parzialmente rinnovata per i Saga, oltre a confermare l’ottima forma mostrata dalla band negli ultimi anni.

Voto recensore
7
Etichetta: Inside Out/Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist: 01. The Human Condition
02. Step Inside
03. Hands Of Time
04. Avalon
05. A Number And A Name
06. Now is Now
07. Let It Go
08. Crown Of Thorns
09. You Look Good To Me
Sito Web: http://www.myspace.com/sagaca

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