Warlord – Recensione: The Holy Empire

Un disco dei Warlord è pur sempre un evento. Gli americani, autori solamente di tre mitici album nel corso della propria carriera e tra i precursori dell’epic metal negli anni ottanta, tornano sul mercato con “The Holy Empire”. Bill Tsamis e Mark Zonder hanno deciso di rimettere in pista il gruppo mai dimenticato dai fan, dopo l’uscita di “Rising Out Of The Ashes” nel 2002 e che vedeva alla voce il frontman degli Hammerfall, Joacim Cans.

Il ritorno del figliol prodigo Richard M. Anderson dietro al microfono (che dopo la breve parentesi nel 1986 avevamo visto all’opera con i nostrani Martiria), ha riportato nuova linfa ed il feeling del passato nelle song scritte appositamente per “The Holy Empire”. I Warlord azionano idealmente la macchina del tempo per riportarci negli anni ottanta. Nulla sembra essere cambiato da allora: ispirazione, sonorità, sensazioni, melodie, sono esattamente quelle delle hit “Lost And Lonely Days” e “Lucifer’s Hammer”.

Ora, come approcciare la recensione di questa nuova fatica della epic metal band americana? Se si dovesse analizzare l’album con il cuore del fan dei Warlord, si può affermare con certezza che l’obiettivo è stato pienamente centrato. Viceversa, cercando di essere il più obiettivo possibile, non si può evitare di mettere in evidenza un immobilismo di fondo dal punto di vista compositivo e della produzione, che nel 2013 non può e non deve essere ignorato.

Ma veniamo con ordine. “The Holy Empire” si apre con “70.000 Sorrows” un brano dalle atmosfere eteree, dotato di un incedere epico e maestoso ed impreziosito dalla perfetta interpretazione di un Anderson quantomai recitativo. La produzione, purtroppo, è parecchio ovattata e fossilizzata su un mood tipicamente ottantiano, che non ci permette di apprezzare appieno i numeri da circo di Mark Zonder dietro alle pelli. L’ex drummer dei Fates Warning ci delizia con passaggi dalla tecnica invidiabile, che rendono le canzoni del platter movimentate e mai stucchevoli, nonostante la lunga durata. Si prosegue con “Glory”, brano con venature sinfoniche, in cui Tsamis utilizza le tanto care armonizzazioni di chitarra, che hanno contraddistinto  le composizioni del passato, così come non mancano gli interventi di tastiera solista, tipiche dei Warlord. Anche in questo caso, se i passaggi di keys donano quel quid in più alle canzoni (come nella medievaleggiante title track), dall’altro lato i timbri scelti suonano parecchio Bontempi, a dispetto dei magniloquenti salmples di archi, violini e synth tanto in voga in questo periodo. “The Holy Empire”, riprende, come consuetudine per la band americana, alcuni classici mai dimenticati, come “City Walls Of Troy” e “Father”, scritta da Tsamis per l’altra sua creatura, i Lordian Guard.

Accogliamo quindi con grande soddisfazione il ritorno sulla scena dei Warlord, che ci riportano idealmente ai fasti degli anni ’80, agli albori dell’epic metal e ad un periodo storico a livello musicale, che ha segnato profondamente tutte le band di nuova generazione. Le song di “The Holy Empire” sono affascinanti ed evocative e presentano linee vocali vincenti, come da tradizione per Tsamis, del resto. L’amaro in bocca ci viene lasciato da una scelta di produzione anacronistica ed un approccio strumentale che ha del tutto rifiutato arrangiamenti strutturati ed una base di chitarre ritmiche possente, che avrebbe potuto innalzare composizioni di tale spessore.

Ma i fan di vecchia data, ai quali sarà già scesa una lacrimuccia per questo come-back tanto atteso, considereranno questo difetto il vero punto di forza di “The Holy Empire”.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Sons Of A Dream Music

Anno: 2013

Tracklist:

01. 70.000 Sorrows 06:55

02. Glory 06:24

03. Thy Kingdom Come 06:49

04. City Walls Of Troy

05. Kill Zone 07:37

06. Night Of The Fury 07:14

07. Father 05:21

08. The Holy Empire 11:30


Sito Web: http://www.warlord-official.com/

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Andrea Ricatti

    per me i warlord sono nuovi

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  2. vinny

    Recensione alquanto trascurante, perchè non cita il miglior brano dell’album: Kill Zone.
    Kill Zone è un brano che gruppi come Judas Priest e Slayer sognerebbero di avere nel loro repertorio!!!

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  3. Giovanni Messere

    Un altro ottimo album dei mitici Warlord.

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  4. Carlo Bennito

    voto degli utenti 9,14,voto del recensore 6,5.
    io mi chiedo che disco abbia ascoltato il recensore?
    non sono daccordo col voto dato, per me merita almeno 9!

    CAPOLAVORO ASSOLUTO DEI WARLORD!

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