The Ferrymen – Recensione: One More River To Cross

One More River To Cross”, terzo lavoro del progetto The Ferrymen, è uno di quegli album che alimenta a dismisura le attese appena si leggono i nomi di chi lo ha suonato: nato discograficamente nel 2017, il progetto si avvale infatti di un chitarrista straordinario come Magnus Karlsson (Primal Fear, Magnus Karlsson’s Free Fall, Allen/Lande), di un frontman tra i più talentuosi in forza a Frontiers Music come il cileno Ronnie Romero (Lords of Black, Sunstorm, Rainbow) e di un batterista come Mike Terrana (Axel Rudi Pell, Rage, Masterplan e due dozzine abbondanti di altri nomi), che definire pirotecnico sarebbe a tratti riduttivo. Il fatto poi che la line-up sia formata da questi tre, e solo da questi tre – se si esclude il contributo italiano di Simone Mularoni in console – fa davvero sperare che tutta la classe in gioco possa arrivarci nella sua forma più pura, immediata e diretta. Fin dalle prime battute di “One Word” si ha l’impressione che le speranze siano state in effetti ben riposte: è pur vero che in fin dei conti si tratta del solito metal roccioso e melodico, tra power e hard’n’heavy, ma il modo in cui la personalità dei musicisti coinvolti riesce facilmente ad emergere lo rende apprezzabile, con altrettanta facilità. Sempre interessante dal punto di vista ritmico, il disco sfrutta l’ampia durata di tutti i suoi brani per concedersi dolci pause (“The Other Side”), tornare su un ritornello fortunato, lasciare spazio ad aperture di taglio cinematografico, utilizzando una tavolozza di colori tra le più ricche, varie ed intense.

Nonostante una resa generale sontuosa, “One More River To Cross” ha il pregio di suonare spontaneo ed efficace, lasciando agli orpelli ed a qualche inevitabile barocchismo il ruolo di elementi di contorno. La malinconia di “The Last Wave” o l’orgoglio power e un po’ kitsch di “Bringers Of The Dark” ti arrivano che è una bellezza, con l’efficacia sofferta dei primi Starbreaker, ed è bellissimo come in certi intermezzi sia la musica a prevalere rispetto alla bravura dei singoli. In più occasioni il disco sembra respirare e vivere di vita propria, tanto è naturale il suo fluire, elegante la sua costruzione, forte la consapevolezza di un equilibrio ottimale tra una fruizione ammirata ed un’altra che lascia spazio, mano a mano che si ripetono gli ascolti, all’emozione pura. Sebbene non si possa parlare di ripetitività, va comunque evidenziato come l’approccio al singolo brano tenda a seguire più o meno lo stesso percorso: breve introduzione sinfonica, presentazione del riff, strofa, ritornello ed assolo/intermezzo (“One More River To Cross”) si avvicendano quasi sempre secondo lo stesso ordine, creando famigliarità piuttosto che un vero e proprio senso di già sentito. Certo su “One More River To Cross” non troverete l’episodio alternativo, né tantomeno quello spiazzante, perchè alla ricerca del nuovo si preferisce in questa occasione perfezionare un’espressione già sentita – senza alcun dubbio – altrove. E’ probabilmente a Karlsson che si deve gran parte di questa chimica: in altri dei suoi lavori con i Free Fall è infatti possibile ritrovare lo stesso tipo di sensibilità nell’accostare tecnica e cuore, capacità evocativa e virtuosismo elegante, secondo una formula alla Richie Kotzen che può avvalersi della bravura dei suoi esecutori senza però il rischio di venirne sopraffatta. Romero, dal canto suo, sembra aver compreso alla perfezione il carattere del disco, regalando una performance non solo impeccabile, ma anche misurata (“The Passenger”), espressiva (“Shut It Out”), ricca di sfumature che esaltano le singole composizioni quanto la sua abilità nel farle proprie e salvarle da un oblio altrimenti più ravvicinato (“Morning Star”).

Esaltare la prova di Terrana è, infine, il compito più facile, tanto espansivo (“Hunt Me To The End Of The World”), vario e sempre musicale (“City Of Hate”) è il suo drumming: richiamando il recente lavoro di Marco Lazzarini con i Death SS, questo modo di suonare la batteria va ben oltre il semplice supporto ritmico. Ogni segmento, compresi i momenti di silenzio, si trasforma in un’espressione che tiene conto del mood della canzone per accentuarlo, ravvivarlo (“The Last Ship”), strattonarlo o semplicemente accompagnarlo con una carezza sul rullante, facendo della batteria uno strumento con una sua dignità anche e soprattutto melodica. “One More River To Cross” è esattamente il disco che ti aspetteresti da un progetto solido e ben avviato, che vede coinvolti tre musicisti stellari coordinati da un’etichetta che può senza dubbio supportarli come meritano. Se la corrispondenza tra resa ed attesa quasi delude, tanta è la precisione con la quale il programma è rispettato, è anche vero che non ci si può lamentare di un buon ristorante, sostenendo di averci mangiato bene proprio come previsto. Con i The Ferrymen si assaporano il piacere maturo della conferma ed il carattere felpato della padronanza, ci si tiene debitamente alla larga da ogni forma di sorpresa (comunque “una forma di aggressione”, come l’ha felicemente definita qualcuno) e ci si immerge fino alle ascelle in un lavoro che oltre all’innegabile stile contiene anche quantità, bollicine effervescenti e sostanza.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. One Word 02. The Last Wave 03. Shut It Out 04. City Of Hate 05. One More River To Cross 06. Morning Star 07. Hunt Me To The End Of The World 08. Bringers Of The Dark 09. The Other Side 10. The Last Ship 11. The Passenger
Sito Web: facebook.com/TheFerrymenofficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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