Trouble – Recensione: The Distortion Field

Una band come i Trouble non ha certo bisogno di essere presentata a chi il metal lo ama e lo segue con continuità. Veri fenomeni del doom ad inizio carriera e abilissimi nel ridisegnare il proprio stile attraverso inserti di psichedelia e melodia di stampo seventies i nostri poco hanno sbagliato, almeno fino alla fuoriuscita definitiva del carismatico singer Eric Wagner. Il tentativo di rimpiazzarlo con Kory Clarke non ha infatti prodotto risultati in qualche modo apprezzabili (per usare un eufemismo), ma finalmente con questo nuovo disco le cose tornano al loro posto e dietro al microfono troviamo un altro grande singer della scena metal U.S.A., quel Kyle Thomas che già aveva fatto brevemente parte del gruppo negli anni novanta, ma che molti ricorderanno soprattutto per una band ancora oggi piuttosto considerata come gli Exhorder.

“The Distortion Field” è infine un disco assolutamente all’altezza del nome Trouble e ci pone al cospetto di una sequenza di song dalle tinte forse più metalliche di quanto potevamo aspettarci, con un recupero del suono tagliente e pompato da anni ottanta, che abbinato con il gusto melodico tipico della band e un’idea del groove che rimanda a certi revivalismi da anni novanta crea una bella miscela in grado di entrare in testa con facilità e allo stesso tempo non così veloce ad uscirne.

Un inizio come “When The Storms Come Down” è quanto di meglio ci si potesse attendere: una song figlia del doom ritmato e armonico che aveva caratterizzato un lavoro favoloso come “Trouble (1990)”. Una “cattiveria” che ben si adatta alla voce aspra di Thomas e che spesso torna a far capolino, come in un brano aggressivo e potente come “Hunters Of Doom”, nella lanciata “Sucker” o nel groove ruffiano di “Paranoia Conspiracy”. Si tratta però solo di un antipasto di quanto possibile ascoltare su questo variegato lavoro. Vista la tanta carne al fuoco pare infatti che la band abbia voluto condensare in questa ora di musica brani maturati in diversi momenti di ispirazione.

A voler ben guardare (o ascoltare) non mancano alcuni riferimenti al rock-psichedelico come la quasi blues “Glass Of Lies” e neanche qualche sfumatura vicina al sound post-seventies come la ballata “Have I Told You” (che infatti fa nascere spontaneo l’accostamento con gli Alice In Chians).

Molto azzeccati sono anche brani dalla tonalità evocativa e quasi epica come “The Greying Chill Of Autumn” o la scura e sabbathiana “One Life”.

Volendo trovare un limite alla proposta attuale potremmo attaccarci al fatto che i riferimenti e il mood sono fin troppo diversificati tra le singole song e che forse tagliarne un paio (di canzoni) avrebbe giovato alla scorrevolezza dell’insieme, ma nel complesso “The Distortion Field” ben impressiona e lascia altrettanto ben sperare per il futuro di una formazione che sarebbe stato un delitto perdere.

Voto recensore
7,5
Etichetta: FRW Records

Anno: 2013

Tracklist:

01. When the Sky Comes Down
02. Paranoid Conspiracy
03. The Broken has Spoken
04. Sink Or Swim
05. One Life
06. Have I Told You
07. Hunters Of Doom
08. Glass Of Lies
09. Butterflies
10. Sucker
11. The Grey Chill Of Autumn
12. Bleeding Alone
13. Your Reflections


Sito Web: https://www.facebook.com/TroubleChicago

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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  1. Giovanni Messere

    Ottimo album doom metal nel loro inconfondibile stile.

    Reply

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