Manilla Road – Recensione: The Deluge

Con questa attesa ristampa debutta la Heavy Metal Heroes, sottoetichetta della nostrana Underground Symphony, da sempre in prima linea nel promuovere la musica dura nel nostro paese. Se i Manilla Road sono una band che ha segnato in modo indelebile l’underground metallico degli anni ottanta grazie ad un sound personalissimo, perennemente in bilico tra l’epicità del metal americano, l’oscurità del doom e le potenza del power più tirato, ‘The Deluge’ è l’apice della carriera del gruppo. Un lavoro straordinariamente poliedrico in grado di passare agevolmente dalle cavalcate strumentali di ‘Dementia’ e ‘Shadows In The Black’ all’essenzialità di ‘Hammer Of The Witches’, ed ancora alla poesia di ‘Isle Of The Dead’, a testimoniare un’attitudine ‘Free’ che i nostri avevano mutuato dalla decade precedente. Volendo tracciare un parallelo azzardato verrebbe da paragonare questo album alle prime uscite di casa Rush. Diverse ovviamente le coordinate musicali, restano molti i punti in comune: le tematiche fantastiche, l’alternarsi di brani intensi e suite emozionanti, qui rappresentate dalla splendida title-track, e appunto la prospettiva libera nella elaborazione strumentale che evita di fossilizzare l’ispirazione nella rigidità dello schema  canzone. Difficile quindi scegliere i momenti più rappresentativi di un’opera da assaporare nel suo insieme: come qualsiasi vera delizia ‘The Deluge’ va gustato poco a poco prestando attenzione ai particolari.  Unica controindicazione la possibilità che molte delle band in voga negli ultimi anni diventino improvvisamente insipide e prive di ogni attrattiva. A voi la scelta di correre il rischio…

Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2002

Tracklist: Dementia / Shadows In The Black / Divine Victim / Hammer Of The Witches / Morbid Tabernacle / Isle Of The Dead / Taken By Storm / The Deluge: I. Eye Of The Sea II. The Drowned Lands III. Engulfed Cathedral / Friction in Mass / Rest In Pieces / Dementia-Live

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