The Crazy World Of Arthur Brown – Recensione: The Crazy World Of Arthur Brown

Come si sa, l’Inghilterra della fine degli anni ‘60 era un autentico calderone di novità, idee, proposte creative, innovative, fantasiose. Una quantità quasi incalcolabile di musica che ascoltiamo tutt’ora deriva direttamente, o perlomeno è stata fortemente influenzata da quello che usciva in quel contesto culturale. Uno dei nomi al tempo più shoccanti e innovativi è stato senz’altro Arthur Brown, uno studente di giurisprudenza appassionato di musica che nel 1967 forma la sua band, i Crazy World, dal fortissimo impatto visivo, col leader dal volto dipinto e un casco che dal vivo prendeva fuoco (creando, da quanto si diceva, non pochi problemi ai promoter), anticipatore di tutto il rock teatrale successivo, e a tutti gli effetti uno dei nomi cardine di quello che verrà definito shock rock. Con questa band, che vede musicisti di spicco assoluto come il tastierista Vincent Crane e il batterista Carl Palmer (non presente però sul disco) che successivamente formeranno gli Atomic Rooster (com’è noto poiPalmer sarà il drummer degli E,L&P) produce l’album omonimo, trainato dal singolo “Fire”, che avrà un successo strepitoso, arrivando al primo posto delle classifiche inglesi.

Ma tutto l’album ha grandissimi motivi d’interesse, rielaborando rythm’n’blues, psichedelia, molto del beat dell’epoca, e anticipando tanti temi ripresi dall’hard rock e dal progressive. Esemplare è l’apertura di “Nightmare”, incalzante brano che contiene un po’ tutto quanto detto, base per la potente voce di Arthur Brown che si produce spesso in urla che Ian Gillan non può non aver ascoltato. Fra parti orchestrali e recitati enfatici (“Fanfare/Fire Poem”) si arriva per l’appunto al famoso singolo, quella “Fire” che darà alla band tanta fortuna: post beat, pre progressive, comunque lo si voglia definire è un classico dal quale non si può prescindere. Anche un pezzo quale “ Come And Buy” si muove fra parti declamate e intrecci strumentali nei quali spicca l’Hammond di Crane (attenzione, nel disco non c’è un chitarrista), mentre “Time/Confusion” è un brano soffuso dal vago mood psichedelico che si evolve in un hard prog coi soliti vocalizzi enfatici e stralunati del leader. Si prosegue con la cover di “ I Put A Spell on You” di quello Screamin’ Jay Hawkins, che si può a tutti gli effetti definire il padre dello shock rock, e la bislacca “Spontaneus Apple Creation”, a dimostrare la grande libertà creativa di quegli anni. “Rest Cure” è un brano molto legato a sonorità sixties e “I’ve Got Money” altro non è che la cover del brano di James Brown. L’articolata “Child of My Kingdom”, un altro ottimo compendio di tutto quanto ascoltato finora, chiude un disco che va ascoltato con apertura mentale e con lo sforzo di calarsi nell’atmosfera del periodo in cui è uscito, il cui alto valore è però intrinseco, e non certo solo per quello che ha generato, diventando a tutti gli effetti un classico di culto.

Finita l’esperienza coi Crazy World, Brown formerà i Kingdom Come (nessuna relazione con la band di Lanny Wolf, ovviamente), produrrà dei dischi come solista e alla fine tornerà a riproporre il monicker originale, col quale, a 80 anni suonati, gira tutt’ora pubblicando anche qualche disco. Pur restando relegato nell’ambito dei musicisti di culto, la sua importanza, anche per aver anticipato tendenze sia musicali che dal punto di vista dello spettacolo (generi trattati qui sopra inclusi), è di grandissima portata e va senza alcun dubbio ricordata.

Etichetta: Track Records

Anno: 1968

Tracklist: 1 Prelude/Nightmare 02. Fanfare/Fire Poem 03. Fire 04. Come And Buy 05. Time/Confusion 06. I Put A Spell on You 07. Spontaneus Apple Creation 08. Rest Cure 09. I’ve Got Money 10. Child of My Kingdom

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