Temple Balls – Recensione: Pyromide

Al debutto sulle pagine di metallus.it, i finlandesi Temple Balls sono in realtà una formazione che – affacciatasi sul mercato nel 2016 – vanta già due album all’attivo, un nutrito seguito nella terra del Sol Levante e concerti di apertura a supporto di Sonata Arctica, Queen, Deep Purple ed Uriah Heep. Con una opener intitolata “Thunder From The North” il tono e l’attitudine di questo disco prodotto da Jona Tee (H.E.A.T) non potrebbero essere più chiari e diretti, con un chorus che irrompe a meno di un minuto dall’inizio dell’esecuzione ed una voglia di raccontarsi che precede ogni altra velleità retorica. Divertimento, sano peso e quell’attitudine tra il rock ed il devastato che ci fa sentire supergiovani sono le carte che la band fronteggiata da Arde Teronen può giocarsi in occasione di questa terza uscita, la prima per Frontiers, il cui scopo sembra sempre essere quello di arrivare dritta al punto senza orpelli, né eccessive sofisticazioni. “Temple Balls are an energetic hard rock band from Finland”: così li descrive la nuova label, e non ci vuol molto per capire che per apprezzare la musica del quintetto nordico non è necessario sapere poi molto di più.

Dati un riff ed una struttura collaudata & abusata (“Fallen Youth”), eventualmente accompagnati da una manciata di cori alla Def Leppard (“T.O.T.C.”) ed un buon assolo di chitarra, la materia della quale sono fatti i sogni di “Pyromide” è presto svelata: non si tratta certo di un disco di scoperte ed invenzioni, dunque, quanto piuttosto di composizioni circolari e dinamiche che è immediatamente possibile assimilare e cantare, ancora meglio se in compagnia (“Unholy Night”). Canzoni che nascono con un giro di chitarra, attorno al quale vengono costruite strofe, bridge e ritornelli… secondo un ordine che più Ikea e lineare non si potrebbe: una volta scambiati i file e trovata la quadra, il tutto passa dalle mani del produttore di turno che porta un paio di piccoli aggiustamenti prima che il brano possa dirsi completato. Da un processo dichiaratamente semplice e tradizionale non potete aspettarvi ambizioni progressive, differenti piani di lettura o quel tipo di apprezzamento palloso o intellettuale che richiede più ascolti: togliete alcune spigolosità metalliche a “Bad Bad Bad” ed otterrete una potenziale hit dell’estate, da ballare in spiaggia all’ora dell’aperitivo, sorseggiando un buon succo di frutta all’albicocca, o alla fin troppo sottovalutata pera. A discapito di una natura che all’intrigo preferisce una spontaneità spiazzante, l’album appare funzionale a quella dimensione consumabile – e di rado esclusiva – che molto dell’intrattenimento moderno condivide, forte dell’energia testarda con la quale esso stesso si rinnova, si propaga e si giustifica. Vengono in mente Chalice, China e The Poodles, anche se rispetto a quanto offerto da queste band il rock dei Temple Balls sembra dipendere maggiormente dalla dimensione live, collettiva ed anthemica, per esprimere appieno la forza coesiva del suo stile.

Nella semplicità convinta dei Temple Balls non ci sono tracce di frustrazione, né rinunce e ripensamenti: “Pyromide” (un curioso neologismo coniato dal bassista Jimi Välikangas che unisce pyro e pyramid) non è un disco ammezzato né zoppo, perché il materiale in mostra presenta il gruppo in modo completo, efficace e gradevole all’ascolto. E questo avviene anche grazie a quella capacità di sintesi che, specialmente quando si trasmette un messaggio per sua stessa natura poco memorabile, diventa una condizione imprescindibile per non suonare troppo spocchiosi, troppo lenti e troppo indecisi. Qui si sentono soprattutto energia e coinvolgimento (“You Better Run”), e sono buoni quanto basta, diffusi su ciascuna delle undici tracce e percepibili con il minimo sforzo da parte di un ascoltatore a cui il messaggio dei finlandesi arriverà limpido, onesto, diretto come in fondo vorremmo che fossero tutte le cose metal. Felice della sua natura così approcciabile e per nulla complessato, anche quando tenta incursioni annacquate – e per fortuna una tantum – in territorio vagamente heavy/epic (“Heart Of A Warrior”), “Pyromide” scorre veloce e brucia con la stessa rapidità di un fiammifero che non scalda, ma illumina quando serve. Il fatto che questo sia esattamente l’effetto che il suo hard rock vuole ottenere, ne fa un prodotto consapevole e ben confezionato, decoroso sotto più di un aspetto ed a suo modo pienamente riuscito.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Thunder From The North 02. Long Ways, Long Lies 03. T.O.T.C. 04. Fallen Youth 05. Bad Bad Bad 06. What Is Dead Never Dies 07. Unholy Night 08. Heart Of A Warrior 09. You Better Run 10. If Only I Could 11. Something To Die For
Sito Web: templeballsrocks.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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