Myrath – Recensione: Tales Of The Sands

Tornano sul mercato i Symphony X del deserto, i tunisini Myrath. “Tales Of The Sands” è il terzo disco dei nostri, che arriva ad un anno di distanza dall’ipnotico “Desert Call”, che aveva permesso alla band di farsi conoscere oltre ai patrii confini. Le coordinate della musica non si spostano e puntano dritte ad un power prog metal melodico e tutt’altro che ingarbugliato, in cui gli inserti sinfonici ed etnici sono radicati profondamente nelle terre d’Arabia.

Rispetto al passato i Myrath hanno preso le distanze dalle partiture progheggianti, per avvicinarsi ad un metal raffinato e sinfonico, paragonabile ai Kamelot di “Kharma” ed “Epica”, abilissimi a concentrare il proprio credo in canzoni brevi, ma caldissime ed emotivamente passionali. “Under Siege” ci spalanca le porte verso un mondo fiabesco, travolti da rullate di bendir ed armonie di zurna (l’oboe tunisino), in cui i riff di chitarra creano un vortice sonoro a cui è difficile resistere. I refrain sono invece molto europei e traggono ispirazione dal power di classe dei Masterplan, come nella convulsa “Requiem For A Goodbye”, che esplode nei suoi intrecci vocali. La stella d’oriente dei Myrath risplende nella sezione ritmica, capace di unire la doppiacassa ai tribalismi, ad insistiti passaggi sui piatti, con chitarre che non dimenticano di suonare heavy. La title track ci prende per mano e ci ammalia, ideale colonna sonora di Prince Of Persia (film o videogioco che sia), profumata di spezie, colorata come le stoffe degli antichi e chiassosi mercati di Cartagine, che ci lascia in bocca il sapore della polvere dopo una tempesta di sabbia.

“Tales Of The Sands” è un ulteriore passo avanti a livello compositivo per la band tunisina, unica nel proprio genere e sempre più abile a creare un’identità sonora tra due generi, tradizionale e metal, sulla carta così agli antipodi. I Myrath non sono certamente una band per tutti, questo è certo, perché chi non ama certe atmosfere e non riesce nemmeno ad avvicinarsi ad un paninaro di kabab, difficilmente potrà apprezzare questo album. Ma chi riuscirà a calarsi nella realtà disegnata e raccontata da “Tales Of The Sands”, sarà catapultato in men che non si dica nel deserto sul dorso di un cammello per vivere insieme ai Myrath straordinarie avventure.

Voto recensore
7,5
Etichetta: XIII Bis Records

Anno: 2011

Tracklist:

1. Under Siege 04:28

2. Braving The Seas 04:20

3. Merciless Times 03:28

4. Tales of the Sands 05:19

5. Sour Sigh 04:58

6. Dawn Within 03:31

7. Wide Shut 05:25

8. Requiem for a Goodbye 04:23

9. Beyond the Stars 05:15

10. Time to Grow 04:02


2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. luci di ferro

    io ho (hope) degli Myrath CAPOLAVORO ASSOLUTO del progressive.
    (Hope 2007) si mangia tutta la discografia dei Symphony X, i Myrath secondo me sono una band leggendaria, avendo soltanto un loro album. Preferisco più i Myrath che i Symphony X, se non mi credete compratevi (Hope 2007).

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  2. Marticus

    Per me pollice verso.
    Dopo svariate recensioni dal buono all’ ottimo avevo grasse aspettative, invece alla modica cifra di 19,90 euro (nel momento in cui Joel Tenenbaum negli USA viene condannato a 675,00 $ di risarcimenti per aver scaricato 30 brani 30, ma questa è relativamente un’ altra storia…) mi ritrovo un cd mieloso allo spasmo, iperprodotto, rispetto al quale la parola “progressive” è totalmente fuori luogo poichè le medesime soluzioni ritmiche e compositive si replicano indefinitamente lungo le 11 tracce e la parola “metal” è altrettanto abusata, perchè non basta concedere qualche battuta iniziale al riff-o-rama più scontato e banale sulla piazza se poi ogni brano va a naufragare irrimediabilmente in aperture melodiche ruffiane che manco i Muse…
    Quanto alle sonorità tunisino-arabeggianti che dovrebbero dare la caratterizzazione maggiore, per sentire soluzioni così scontate basta una qualsiasi playlist di arabic-pop da bancarella, un Khaled ha fatto cose ben più interessanti.

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