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Subliminal Crusher – Recensione: Darketype

“Darketype”,  nuovo album album dei Subliminal Crusher , esce a tre anni di distanza dal precedente “Newmanity” e segna per la band di Terni uno splendido ritorno death/thrash con un tocco decisamente personale.

Un disco a primo impatto senza compromessi ma che ascolto dopo ascolto fa delle aperture melodiche l’arma vincente che lo contraddistinguono da molte produzioni del genere. Con un bilanciamento e una definizione di suoni eccellente veniamo buttati a forza con la doppietta iniziale “Violence” e “Archetype” tra la voce brutale di Emiliano Litti e l’impressionante lavoro alla batteria di Rodolfo Ridolfi.

E’ con la terza “… And Then The Darkness Came” che il lavoro chitarristico esprime il suo meglio e, come detto in precedenza, le aperture melodiche tra il thrash e il classic metal donano il valore aggiunto necessario, che troviamo  anche nella seguente “The Jester Who Rules The World”.

 “Eternal And Hollow” dall’incipit più cadenzato con il suo sapore epico riporta alla mente i migliori act nordeuropei con cui i Subliminal Crusher non temono oramai il paragone, ricordiamo infatti che la band ha aperto a band del calibro di Entombed e The Haunted. Se forse non tutti i brani mantengono quella scintilla necessaria merito alla band sta nel non ripetersi e riuscire a mantenere la buona qualità per tutta la durata del disco.

 “Darketype” è un album energetico, compatto e professionale, dove la brutalità non è mai fine a se stessa e proprio per questo avanti rispetto a nomi ben più blasonati.

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