String Driven Thing – Recensione: String Driven Thing (Ristampa)

Gli scozzesi String Driven Thing sono una di quelle formazioni note per la loro maturazione tardiva. Già attivi, ma con una forma decisamente più orientata al folk, da alcuni anni i nostri concretizzano uno stile più originale e maggiormente accostabile al movimento progressivo con questo disco omonimo originariamente pubblicato nel 1972 e figlio del loro trasferimento a Londra e dell’aggiunta in fondamentale in formazione dell’estroso violinista Grahame Smith (e del chitarrista/bassista Colin Wilson.

L’uso del violino, la voce femminile suadente, i tanti momenti acustici… sono tutti elementi mutuati dall’origine folk, ma qui vengono diluiti in salsa psichedelica e filtrati in modo unico dalla personalità dei singoli musicisti per andare a creare un blend assolutamente originale che anche a così tanti anni di distanza mantiene inalterato il proprio fascino.

L’apertura psychedelic-rock di “Circus” travolge attraverso una dissonanza avvolgente e stralunata, ma anche i brani più diretti e avvicinabili alla ballata come “Easy To Be Free” o “Fairground” sono piccole gemme di emozione che spesso utilizzano il contrasto tra il violino quasi stridente e le vocals (maschili). Il pezzo più bello del disco è però “Jack Diamond”, ricco d’atmosfera e rimandi psichedelici, ma giostrato con un arrangiamento per violino e doppia voce che gode di una profondità espressiva eccezionale e un crescendo favoloso che trascina in ascolti multipli.

Anomalo il finale, con una “There You Are” molto country, old style e ravvivata da inserti di banjo piuttosto curiosi nel contesto.

Meno noto e amato in campo prog del successivo “The Machine That Cried”, probabilmente a causa della sua matrice più folk-rock, ma allo stesso modo “String Driven Thing” è un album prezioso e godibile da chiunque abbia un minimo di orecchio per la musica. Decisamente vale la pena ascoltarlo.

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Esoteric Recordings

Anno: 2012

Tracklist:

01. Circus (4:48)
02. Fairground (3:22)
03. Hooked On The Road (2:56)
04. Easy To Be Free (3:06)
05. Jack Diamond (5:20)
06. Let Me Down 4:03)
07. The Last Blue Yodel (3:56)
08. My Real Hero (3:56)
09. Regent Street Incident (3:54)
10. There You Are (2:58)


Sito Web: http://www.cherryred.co.uk/shopexd.asp?id=3924

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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