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Stephen Pearcy – Recensione: Smash

Diciamoci la verità: negli ultimi anni abbiamo sentito parlare di Stephen Pearcy non tanto per le sue notivà musicali, quanto per le sue dichiarazioni astiose e un po’ da bullo nei confronti degli ex membri dei Ratt, testimonianza del suo carattere non proprio facilissimo da gestire. Tornare quindi a parlarne per la pubblicazione di un suo disco solista è quindi, perlomeno, una piacevole novità, ma la seconda sorpresa piacevole è proprio la qualità media dei brani contenuti in “Smash“, che anche se non sempre perfetti, offrono comunque in generale un buon momento di svago all’insegna dell’hard rock di chiara ispirazione agli anni ’80.
Per il suo ritorno sul mercato, Stephen Pearcy ha scelto di farsi affiancare da una band composta in parte da perfetti sconosciuti, dove però spicca la presenza di Greg D’Angelo alla batteria, uno che di hard rock anni ’80 se ne intende alla grande, considerata la sua limitanza nei White Lion; non a caso, la ritmiche suonano estremamente convincenti e accompagnano molto bene la voce di Pearcy. La voce, elemento distintivo del lavoro, è come sempre ruvida, forse anche un po’ sgraziata (anzi, senza forse) e proprio per questo perfettamente riconoscibile fin dalle prime note di “I Know I’m Crazy“, brano lento e interessante con cui si apre “Smash”, che in generale è diretto e veloce come una schiacciata vincente. Non ci sono pezzi particolarmente rilevanti, ma diversi brani sono basati su idee interessanti, come il riff di apertura della veloce “Jamie” o l’immancabile momento romantico con “Summer’s End“, ballata acustica posta in chiusura, dove Pearcy, la cui voce non è forse proprio la più adatta a sussurrare paroline dolci, riesce ad essere anche convincente.

Non sappiamo se la realtà corrisponda alle ultime voci di corridoio, e se quindi Stephen Pearcy abbia sotterrato l’ascia di guerra e deciso di riunirsi ai Ratt; quello che è certo è che “Smash” offre una buona panoramica sull’artista, che forse non replicherà mai i asti del passato ma sa di contare su uno zolloco duro di fan che non lo abbandonano.

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