Spiritbox – Recensione: Eternal Blue

È il 2020. In un pomeriggio grigio e noioso come tanti altri mi imbatto per caso nel video di “Holy Roller” degli Spiritbox, spinto all’esasperazione da canali “reaction” su YouTube e da altri musicisti del genere. Dire che quel singolo aveva spopolato sarebbe sminuire la situazione. Incuriosito, ci clicco sopra e poco più di due minuti dopo mi trovo a raccogliere la mia mascella da terra. Un suono così maturo e colmo di personalità, cotto a puntino a livello di produzione (pomposa ma dinamica e mai fastidiosa) è raro sentirlo uscire da una band così giovane senza neanche un album alle spalle (fatta eccezione per una raccolta di singoli ed un EP). Certo, gli anni di esperienza con gli Iwrestledabearonce per Courtney LaPlante e Mike Stringer, rispettivamente voce e chitarra nonché moglie e marito, hanno gettato le basi per il loro progetto corrente. Ma la proposta artistica degli Spiritbox è, per quanto mi riguarda, su un altro pianeta (non me ne vogliate). Proposta artistica che tocca il suo picco attuale nel loro lavoro di debutto: “Eternal Blue”, che vede il trio canadese (in attesa dell’ufficialità per quanto riguarda l’ingaggio di Zev Rose dietro alle pelli), composto da Courtney, Mike e Bill Crook nel ruolo di bassista, lanciare sulle scene uno dei debut albums più riusciti degli ultimi anni sotto la guida di Rise Records, il 17 settembre di quest’anno.

La coerenza artistica di quest’album non è da poco. Ognuna delle 12 tracce fa il suo dovere perfettamente in una tracklist ragionata per continuare a stupire l’ascoltatore pur seguendo uno stile ben preciso per tutti e 43 i minuti che formano il progetto. La partenza a bomba con il trio devastante “Sun Killer”, “Hurt You” e “Yellowjacket” rompe il ghiaccio con un vasto numero di influenze: dai richiami al classico riffing scuola Architects (con tanto di featuring, davvero ben riuscito, con Sam Carter stesso nell’ultima traccia nominata) che ha ormai pervaso la scena core, all’elettronica cupa e frastagliata che apre le danze in Sun Killer, passando per composizioni quasi nu come “Hurt You”, o almeno abbastanza nu da guadagnare alla band un posto come spalla nel recente tour dei Limp Bizkit. Senza lasciare fiato a chi ascolta, questi primi minuti di rabbia si aprono in quello che è un altro punto forte del disco: la sezione più dinamica e “leggera” (passatemi il termine) che mette in piena mostra le immense capacità vocali di Courtney. Il range della frontwoman, sia nel comparto pulito che negli screams, è veramente impressionante, così come il modo in cui riesce perfettamente a trasmettere l’emozione bersagliata dai suoi testi tanto criptici quanto poetici. Ma soprattutto, la sua capacità di azzeccare SEMPRE la melodia giusta per ogni pezzo. Non c’è canzone che non mi sia rimasta subito in testa dopo il primo ascolto, che sia per un ritornello, una strofa od un breakdown. E non è un risultato facile da ottenere in un disco con così tanta sperimentazione. Le splendide “The Summit” e “Secret Garden”, inoltre, mettono in luce un altro pezzo fondamentale del puzzle: il guitar work di Mike. Confermandosi uno dei chitarristi più interessanti del genere, riesce a mettere del suo in tutto quello che tocca, dal più semplice dei breakdowns fino a composizioni ispirate a geni come Tosin Abasi fatte di slap sui cordoni della sua chitarraccia con accordature abissali. Nota di merito per riuscire a piazzare fraseggi divertenti da sentire e da suonare un po’ in ogni dove senza mai risultare ingombrante. Insomma, dire che i due ideatori del progetto si sono trovati nella vita così come artisticamente è scontato quando la sintonia è così evidente. A chiudere il talentuoso quartetto ci pensa la performance della spina dorsale dell’album composta da Bill al basso, che trova il modo di farsi notare nonostante la bassezza di tono delle chitarre, dando voce a grooves sempre divertenti e mai banali, e Zev, che ha dimostrato al 100% di meritare il posto dietro al kit con genialate compositive tra cambi di tempo azzeccati, fill devastanti e sempre una ghost note al posto giusto. Il disco procede con due sfuriate degne di questo nome: l’abrasiva “Silk In The Strings” e la sopracitata “Holy Roller”. Il resto dell’album è a tutti gli effetti una costante costruzione di intensità che parte dalla title track “Eternal Blue”, passa per l’enigmatica “We Live In A Strange World” (e come darle torto…) ed “Halcyon” per poi scoppiare in “Circle With Me”, una delle tracce più rappresentative del lavoro. A chiudere le danze ci pensa “Constance”, uno dei miei pezzi preferiti rilasciati nel 2020 per la magnificenza con cui va a toccare il sempre delicato argomento della perdita. Le qualità dei quattro convergono in una delle canzoni più significative che mi sono trovato ad ascoltare negli ultimi anni.

Dopo la geniale gestione del periodo di stop dettato dalla pandemia in cui gli Spiritbox hanno strategicamente lanciato singoli mirati a dimostrare la loro versatilità (che gli è valsa il titolo di International Breakthough Band Of The Year agli Heavy Music Awards), Eternal Blue aveva un compito non semplice da portare a termine. Con gli occhi di tutta la scena addosso, la band ha rispettato, secondo molti addirittura superato, le aspettative che inevitabilmente si era creato addosso. Un lavoro maturo, con una costante punta di ambiente particolarmente dark creato da synths e chitarre che lega ogni traccia alla prossima con una costanza micidiale. Un ascolto più che consigliato, ovviamente, che conferma le buone impressioni generate dal quartetto nell’ultimo anno ed è la prova lampante che il metalcore è un genere che sta tornando ad interessare e divertire. Grazie per il consiglio quel pomeriggio, Youtuber di cui non ricordo il nome!

Etichetta: Rise Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Sun Killer 02. Hurt You 03. Yellowjacket (feat. Sam Carter of Architects) 04. The Summit 05. Secret Garden 06. Silk In The Strings 07. Holy Roller 08. Eternal Blue 09. We Live In A Strange World 10. Halcyon 11. Circle With Me 12. Constance
Sito Web: https://spiritbox.com/

Matteo Pastori

view all posts

Nerd ventiduenne appassionato di tutto ciò che è horror, bassista a tempo perso e cresciuto a pane e Metallica. La musica non ha mai avuto etichette per me, questo fa si che possa ancora sorprendermi di disco in disco.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login