Manilla Road – Recensione: Spiral Castle

Riportati tra i vivi dal culto che hanno saputo generare, i fumosi Manilla Road del mai domo Mark Shelton avevano già provveduto a rinvigorire il mito lo scorso anno grazie al magniloquente ‘Atlantis Rising’, ma evidentemente quell’episodio non aveva esaurito la voglia di darsi da fare dei nostri che non hanno infatti aspettato molto per dare alla luce questo nuovo ‘Spiral Castle’. Come è facilmente prevedibile le coordinate stilistiche non si discostano molto dal precedente lavoro, e che questo non sia un male lo dimostra da subito l’ evocativa title track, brano che centra il bersaglio dosando con sapiente equilibrio la forza devastatrice del miglior epic-metal e la tambureggiante ritmica del doom più classico. ‘Shadow’ continua il discorso incarognendo ancora di più il ringhio di Shelton (ben sorretto dai suoi compagni, visto che sono addirittura in tre(!) ad essere accreditati per le vocals) e inghiottendo tutto ciò che era rimasto in vita, crudele come una notte che non sembra avere più intenzione di lasciare spazio all’alba. Ci piace sottolineare come affiori a più riprese per tutta la durata del lavoro il gusto per la fuga strumentale tipicamente seventies, con tanto di passaggi  e controtempi al limite del prog psichedelico: una manna per spezzare la malvagia oscurità di cui sembra essersi impregnato lo stile della band in quest’ultima reincarnazione. Bellissima anche ‘Seven Trumpets’, una potente cavalcata che qualcosa deve anche ai Maiden d’annata e ai Manowar più epici. Leggermente più stancanti ‘Merchants Of Death’ e  ‘Born Upon The Soul’, ottime songs, ben articolate e ricche di cambi d’atmosfera, ma che probabilmente soffrono di una durata eccessiva che ne riduce l’intensità. Finito con complimenti e entusiasmi a non possiamo però risparmiare qualche appunto ai nostri amici. In primo luogo la durata del lavoro non è quanto di più gratificante si possa trovare in giro: togliendo intro e outro strumentali (brani affascinanti, ma decisamente troppo prolissi) restano appena 35 minuti suddivisi in cinque songs dalla durata già ragguardevole. Secondariamente, non condividiamo completamente la scelta di continuare a registrare dischi con un sound tanto cupo e sporco da rasentare lo status di ‘amatoriale’. Se infatti la cosa da un lato conserva il sapore antico dell’underground, dall’altro non consente a certe songs di decollare in modo definitivo. Non di meno ‘Spiral Castle’ resta un lavoro intrigante che non mancherà di appassionare i fan più fedeli. Per gli altri un ascolto preventivo è d’obbligo. 

Voto recensore
7
Etichetta: Massacre / Self

Anno: 2003

Tracklist: Gateway To The Sphere / Spiral Castle / Shadow / Seven Trumpets / Merchants Of Death / Born Upon The Soul / Sands Of Time

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