Soulburn – Recensione: Earthless Pagan Spirit

Nonostante la grande ammirazione che abbiamo per musicisti che hanno fatto la storia dell’estremo, come Eric Daniels e Bob Bagchus, dobbiamo dire che il senso artistico di una band come i Soulburn ci sfugge completamente. Se infatti da personaggi di caratura come quelli coinvolti dal progetto (non solo i citati Daniels, e Bagchus, ma anche altri strumentisti d’esperienza, come Remco Kreft e Twan Van Geel) ci si aspetterebbe un prodotto di grande livello, un disco come “Earthless Pagan Spirit” è definibile come del tutto nella norma, se non addirittura avvolto nel totale anonimato.

Che infatti l’idea dietro al progetto sia quella di recuperare lo spirito degli albori dell’extreme metal è assodato, il fatto è che in questa ricerca la band ci pare fermarsi alla superficie, riciclando idee e riff molto banali e senza metterci tutta quella individualità che invece sarebbe lecito attendersi dalla caratura dei nostri.

Where Splendid…” comincia ad esempio con un riff che ricalca il vecchio sound black metal (molto Darkthrone degli inizi)… il che ci pare onestamente del tutto non necessario, vista la quantità di cloni del genere che abbiamo dovuto sopportare nel corso degli anni. È vero che poi nei quasi sei minuti del brano ci sono molte variazioni, ma se dai Darkthrone passiamo ai Mayhem e ai Carpathian Forest, la sostanza non cambia.

Il secondo brano, la cupa “The Blood Ascendant” è invece più vicina al doom, ma anche qui si scende in un territorio che definire battuto appare eufemistico. Con questo non vogliamo intendere che per forza serva essere originali per creare qualcosa di buono, ma che nell’interpretazione data dai Soulburn alla materia facciamo fatica a sentire la personalità di musicisti che pure seguiamo dalla loro nascita artistica.

La cosa si ripete ancora nella terza canzone, “Howling At The Heart Of Death”, che risulta una miscela tra il doom-death metal e i Bathory più epici (con una punta di Immortal nel portamento del riffing). Anche se, appunto, ci rendiamo conto che forse è proprio questa l’intenzione che sta dietro alla band, ci pare che si esageri un po’ nel prendere a prestito idee altrui e nel elaborarle giusto con un pizzico di varietà in più.

Il resto del disco non cambia di molto le carte in tavola, consegnandoci alla fine un prodotto che onestamente non riusciamo a definire diversamente che (per noi) deludente e del tutto superfluo in un contesto come quello odierno dove centinaia sono le band che rivolgono la propria attenzione al passato. Sicuramente c’è spazio, e abbondante, per chi vuole portare avanti un discorso coerente con la propria identità artistica, ma riempire, senz’altro volontariamente, le proprie nuove canzoni di riff sentiti e risentiti è cosa che non ci pare accettabile da musicisti tanto esperti.

soulburn_-_earthless_pagan_spirit_-_2016_cover

Voto recensore
5,5
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2016

Tracklist: 01. Where Splendid Corpses Are Towering Towards The Sun 02. The Blood Ascendant 03. Howling At The Heart Of Death 04. As Cold As Heavens Slain 05. Withering Nights 06. The Torch 07. Spirited Asunder 08. Diary Of A Reaper
Sito Web: https://www.facebook.com/official.soulburn

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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