Beardfish – Recensione: Sleeping In Traffic: Part One

Come se vivessero dentro una bolla spazio temporale incuranti di ciò che sta loro attorno! È questa la sensazione che si ha all’ascolto di una band come i Beardfish che se ne frega altamente della rivoluzione tecnologica in atto (tempo) e che soprattutto va a cercare molto lontano dalla natia Svezia la propria ispirazione (spazio); sì perché ‘Sleeping In Traffic: Part One’, che è bene ricordarlo è già la terza release di questo quartetto (la prima non indipendente), va ad inserirsi in quel filone neo prog rock che ha i propri esponenti più in luce nei conterranei Flower Kings. Se vogliamo i Beardfish suonano ancor più retrò andando ad affiancare ad una chiara matrice Yes, il rock anni ’60 di icone come i Doors senza tralasciare un’evidente impronta folk (‘Sunrise’). Anche le chitarre di ‘And Never Know’ (uno dei primi pezzi composti dalla band in concomitanza con la propria formazione avvenuta nel 2001) che sono opera del polistrumentista e fondatore Rikard Sjöblom e del “socio” David Zackrisson sembrano uscite da un album a caso dei primi anni ’70 (anche della tradizione italiana) ma si inseriscono in una canzone dal retrogusto pop decisamente accattivante; pesantemente influenti anche le figure dei maestri del prog rock americano, i Kansas, che sono riconoscibilissimi nell’arzigogolata ‘Roulette’ e del compianto Jeff Buckley (‘Harmony’ e comunque in tutti i momenti “mellow”). Per tornare ai giorni nostri non sono molto distanti nemmeno le dissonanze degli ostici Magellan, in particolare in una traccia, ‘Dark Poet’ che è solo una sfaccettatura di un album che, riferimenti mirati a parte, rifugge scariche elettriche e suoni ipercompressi ed è perlopiù destinato ai rocker dal cuore più tenero e romantico…in ogni senso sappiate a cosa andate incontro!

Etichetta: Inside Out / Audioglobe

Anno: 2007

Tracklist:

01. …On The Verge Of Sanity

02. Sunrise

03. Afternoon Conversation

04. And Never Know

05. Roulette

06. Dark Poet

07. Harmony

08. The Ungodly Slob

09. Year Of The Knife

10. Without You

11. Same Old Song (Sunset)


alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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