Slayer – Recensione: Show No Mercy

Slayer d’inizio carriera, quando ancora non esistevano thrash e death e si usava il termine speed per qualsiasi cosa suonasse più veloce e pesante degli Iron Maiden; giovanissimi e, col senno di poi, piuttosto confusi, evidentemente proiettati in avanti (in buonissima parte grazie alle idee ispirategli dai Venom) ma ancora legati ad un uno stile ed un suono decisamente ottantiano.

Un pastone di tutto quello che si suonava all’epoca in ambiente estremo: NWOBHM, punk, i Judas Priest più oscuri, forse qualche traccia di Motorhead privati del blues, Venom in quantità (in testi, musica, attitudine e stupidità) cementati dall’eccesso di testosterone dovuto alla giovane età; un album tecnicamente discutibile dal punto di vista musicale e dai testi all’epoca decisamente sopra le righe (adesso centinaia di mediocri imitatori hanno sdoganato l’ultraviolenza ed il satanismo in ogni ambiente, ai tempi certe scelte erano assai pericolose dal punto di vista del marketing), eppure con un carisma magnetico, con una carica di energia a tutt’oggi ancora impressionante.

Se ancora adesso un disco del genere suona fresco e potente, nonostante risulti a tratti dilettantesco e un po’ ridicolo, è facile comprendere come all’inizio degli ottanta un prodotto del genere potesse sconvolgere ascoltatori per niente abituati a tanta velocità e tanta violenza, che abbia generato tanto clamore. E questo era soltanto l’inizio…

Etichetta: Metal Blade

Anno: 1983

Tracklist:

01. Evil Has No Boundaries
02. The Antichrist
03. Die By the Sword
04. Fight Till Death
05. Metal Storm/Face The Slayer
06. Black Magic
07. Tormentor
08. The Final Command
09. Crionics
10. Show No Mercy


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