Shores Of Null – Recensione: Black Drapes For Tomorrow

Dopo il successo dell’esordio “Quiescence” tornano i capitolini Shores Of Null col nuovo “Black Drapes For Tomorrow” su Candlelight Records, mixato e masterizzato da Marco Mastrobuono ai Kick Recording Studio: undici tracce in bilico fra doom e gothic che riescono ad ammaliare nuovamente e, lo si può dire fin dal primo ascolto, segnano una evoluzione musicale per il gruppo.

La suggestiva strumentale “Tributary Waters” introduce nel clima di epica magniloquenza che prosegue con la favolosa “Donau”, struttura musicale eccelsa sulla quale si staglia la voce di Davide Straccione, in grado di combinare diversi stili insieme per dare ancora più incisività ai compagni di band Gabriele Giaccari e Raffaele Colace (chitarre),  Matteo Capozucca (basso) ed Emiliano Cantiano (batteria); “Tide Against Us”, dall’inizio decadente con gli archi in sottofondo, vede la presenza di Carmelo Orlando dei Novembre ed è caratterizzata da una parte musicale più ficcante grazie alle chitarre e alla batteria in doppia cassa, gioiello gothic che affianca melodie immediate e contrappunti vocali raffinati. “House Of Cries” si apre su scenari più prettamente death che vengono subito stemperati ma ritornano all’interno del brano, vera e propria tavolozza gothic punteggiata di colori death forniti dagli strumenti e dalle vocals, con un occhio sempre ben attento a costruzioni armoniche non immediate ma in grado di far leva sull’ascoltatore.

La title-track, più doom e funerea, si apre nel ritornello con rimandi più limpidi verso lidi screziati di note oscure efficaci e che ricordano i Paradise Lost classici; un acquerello strumentale di chitarre acustiche (“The Enemy Within”) preannuncia “Carry On, My Tiny Hope”, più ritmata e dal piglio epico, che rimane impressa fin dal primo ascolto e stupisce nuovamente per la creatività degli Shores Of Null. “We Ain’t Ashes” declina nuovamente il verbo musicale verso parti malinconiche, con vocals pulite che fanno decollare insieme alle chitarre robuste il refrain del brano e cambiano subito per portarsi su registri più sporchi ma intelligibili guidando il tutto verso una parte strumentale di chitarre che dialogano e forniscono l’impalcatura sonora per un finale notevole.

La delicata nenia chitarristica che apre “A Thousand Storms” si trasforma in una baldanzosamente epica melodia chitarristica supportata da una ritmica martellante, che cambia come un caleidoscopio riuscendo ad essere una vera e propria fucina di idee musicali fra rallentamenti, progressioni con voce tipicamente death e delicatezze squisite che, così come si apre si chiude; piglio più deciso per “Kolyma Route”, più aggressiva e generalmente più veloce, prima della conclusiva “Death Of A River”, altro sogno lucido fra chitarre acustiche ed archi che ben chiude il CD, conferma della qualità proposta dal gruppo.

Se da una parte c’è meno immediatezza rispetto all’esordio, dall’altra non si può che notare la ricerca vocale e strumentale fatta dagli Shores Of Null per rendere ancora più preziose le trame che costruiscono i brani: un lavoro che cresce con gli ascolti e fa rimanere volta dopo volta incatenati sempre di più a queste undici composizioni.

Voto recensore
8,5
Etichetta: Candlelight Records

Anno: 2017

Tracklist: 01. Tributary Waters 02. Donau 03. Tide Against Us 04. House Of Cries 05. Black Drapes For Tomorrow 06. The Enemy Within 07. Carry On, My Tiny Hope 08. We Ain’t Ashes 09. A Thousand Storms 10. The Kolyma Route 11. Death Of A River
Sito Web: https://www.facebook.com/shoresofnull/

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

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