Save The World – Recensione: Two

Save The World è il nome di una mini-band composta dai polistrumentisti Dan Tracey e Robert Wright, supportati da Jon Wysocki alla batteria. Il primo in particolare vanta una lunga carriera come autore ed esecutore in ambito televisivo e cinematografico, ed è attualmente impegnato come chitarrista nell’Alan Parsons Live Project, mentre il secondo possiede una profonda esperienza di composizione e produzione. Per Wysocki basterà invece citare gli oltre sette milioni di copie vendute in tutto il mondo da “Break The Cycle” (2001) dei suoi Staind. It’s been awhile… in effetti. Autori nel 2017 di “One”, un album di debutto apprezzato soprattutto in ambito underground, con “Two” ed il robusto supporto di Frontiers Records è indubbio che le ambizioni siano cresciute, presentando la band ad una platea più ampia, connessa e variegata. E’ dunque di una morbidezza vibrante, il rock che i Save The World offrono al loro rinnovato pubblico: comodamente disteso sulle sue melodie armoniose e sussurrate, elegante nei suoni appena smorzati di batteria e forte della generale sensazione di benessere che questa combinazione è capace di generare, questo ritorno pare stendersi e dilatarsi come mercurio sotto ai nostri occhi. La sua ricerca di soluzioni adulte e cinematografiche (“Camera Obscura”) ha qualcosa di prog, le sue orchestrazioni sono così intelligenti da stare bene su tutto nonostante gli ingombri, la sua materia è così plastica da trasformarsi in un rock alla Huey Lewis (“Bones”) oppure in un distillato radiofonico da radio locale (“When Amanda Hits The Stage”) senza cura, senza preavviso, senza complimenti e senza intoppi.

Tra i Winger ultima maniera, ZZ Top, Toto, Boston e Pink Floyd ci sono dunque i Save The World, con una attitudine che sa essere ora sbarazzina e disinteressata (“Miss Muse”, “Daphne Blue”), ora concentrata su un percorso di crescita che questo disco rappresenta, se paragonato alla prima uscita di quattro anni fa. Ciò che più conta è che questo dolce ondivagare culla invece di confondere, intriga invece di allontanare, rivelando una sensibilità che il trio comunica con cori brillanti, assolissimi che non si potrebbero definire altrimenti (“Longer”) ed una ricca varietà di suoni, comprese un paio di puntate in territorio elettronico: la lunghezza occasionale di alcune tracce diventa l’occasione per comprendere ancora meglio l’essenza lungimirante di questo progetto, stilisticamente in grado di costruire un ponte tra un rock squisitamente anacronistico e contaminazioni che – almeno fino a qualche tempo fa – facevano invece tanto futuro. Il fatto di trovarsi di fronte al lavoro creativo di soli due artisti sorprende ed affascina: arioso e corale, “Two” sembra stare lì a dimostrare che quando ci sono la giusta chimica, una manciata di buone idee e la tecnica necessaria per suonare bene una decina di strumenti in due, il disco si fa quasi da solo e chiunque è immediatamente in grado di riconoscerne la scioglievole bontà.

Molto dell’intrigo che questo disco regala fino ai minuti conclusivi, e molto del suo magnetismo, lo si deve alle trame di basso di Wright, che con i loro avvitamenti sembrano trascinare il riffing sempre un po’ verso il basso (“Defenders Of The Faith”), raggiungendo territori interessanti e toni relativamente oscuri per un disco di rock melodico: con quella disinvoltura che solo l’esperienza può regalare, Tracey e Wright riescono così ad inoculare nella maggior parte delle canzoni quella sensazione di architettura scomoda in grado di conquistare soprattutto chi vorrebbe far pendere l’asticella dalla parte del rock (“Illuminati”), a discapito della componente più melodica e cantabile. Cambiate lo sguardo e volgete altrove l’orecchio, sembrano dire gli americani, e questo disco saprà trasformarsi in qualcosa di leggermente diverso, e magicamente più vicino ai vostri gusti. Da ultimo, non si può tralasciare un cenno alla ristampa, contestuale alla pubblicazione di questo nuovo lavoro, dell’album di debutto dei Save The World, che assume le fattezze di un sostanzioso antipasto (con “Bleed”, “Black Pear” e “Princes & Thieves” tra i suoi momenti migliori) e delinea gli ulteriori punti di una traiettoria che oggi si conferma luminosa ed ascendente. Sarebbe bello se la potenza evocativa della musica potesse davvero salvare il mondo, o almeno noi stessi dalle sue inevitabili e segrete brutture: per ora, accontentiamoci di salvare un’ora del nostro tempo da ascolti meno interessanti, e lasciamo che sia “Two” a regalarci la sua personale celebrazione della vita, dell’intelligenza e del bello.

Etichetta: Frontiers Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Camera Obscura 02. Bones 03. Miss Muse 04. Defenders Of The Faith 05. Daphne Blue 06. When Amanda Hits The Stage 07. Man On An Island 08. Longer 09. Denslow Park 10. Automaton 11. Illuminati 12. Who's That Girl
Sito Web: savetheworldband.com

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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