Satyricon – Recensione: Satyricon

Questa volta non è facile. Vi sfidiamo a dare un primo ascolto a “Satyricon” (omonimo e nono studio album del celeberrimo two piece norvegese) senza farvi venire dubbi e perplessità. D’altronde, citiamo le parole dello stesso Satyr, questo è un album da scoprire di volta in volta, un disco che va ascoltato con attenzione per essere capito fino in fondo. Vero, assolutamente vero. Tanto  che senza scavare in superficie rischiereste di odiarlo senza avergli dato una possibilità. Perché i Satyricon hanno voluto stupirci ancora, infischiandosene beatamente di cosa debba essere (o non essere) il black metal e fin dove si possa spingere. Dove stanno andando quindi? Cosa stanno facendo? Mettiamola così: se “Now, Diabolical” e “The Age Of Nero” erano il trionfo del mid tempo, “Satyricon” dilata ulteriormente i ritmi, in un miasmatico calderone dove cuociono a fuoco lentissimo black, doom e rock’n’roll. Eppure, la band riesce a mantenere il suo tratto distintivo, percepibile ad esempio nella  primitiva “Walker Upon The Wind” e nella crepuscolare epicità di “Ageless Northern Spirit”. Fin dalla lisergica marcia d’ingresso, “Voice Of Shadows”, Frost batte le pelli con una cadenza continua e regolare, tecnica che, insieme a un basso pulsante e alle distorsioni della chitarra, dona a tutto l’album un alone sepolcrale e misterioso. A testimoniarlo troviamo “Tro Og Kraft”, forse uno dei brani più contigui agli ultimi due album, un pezzo dotato di una melodia portante che saprà intrigarvi, ma solfureo e doomish. Diretto, minimale e dannatamente efficace, “Nocturnal Flare” potrebbe definirsi la “K.I.N.G.” del lotto. A stupirci troviamo però la successiva “Phoenix”, affidata all’ugola del guest Sivert Høyem, noto per la sua carriera nella rock band Madrugada. Il brano è carezzevole, con le dovute cautele potremmo azzardare la definizione di “ballad”. Fatto sta che di black metal ha ben poco, ma ancora una volta, i Satyricon si riconoscono. Citiamo inoltre “Nekrohaven”, brano che chiama in causa i Motorhead e i Venom oltre ad una impronta industrial e l’imprevedibile “The Infinity Of Time And Space”. La carne al fuoco è tanta, eppure la tecnica esecutiva non si cimenta in particolari preziosismi. “Satyricon” potrebbe davvero far parlare di sé e a lungo. A noi è piaciuto, nella sua “semplice complessità”.

Voto recensore
7
Etichetta: Roadrunner / Universal

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Voice Of Shadows
02.  Tro Og Kraft
03.  Our World, It Rumbles Tonight
04.  Nocturnal Flare
05.  Phoenix
06.  Walker Upon The Wind
07.  Nekrohaven
08.  Ageless Northern Spirit
09.  The Infinity Of Time And Space
10.  Natt

Bonus Tracks (Versione Digipak)
11.  Phoenix (Recording Session Mix)
12.  Our World, It Rumbles Tonight (Deeper Low Mix)
13.  Natt (Wet Mix)


Sito Web: http://www.satyricon.no/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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Satyricon: Live Report della data di Milano

Dopo i consensi raccolti durante l’esibizione al Gods Of Metal, i Satyricon ritornano nel suolo italico in questa serata di inizio Ottobre. Da sempre attento ad una costante evoluzione, il duo di Oslo si prepara ad intrattenere il pubblico convenuto all’Alcatraz con una performance convincente e di ottima fattura, indice di un’esperienza ormai inattaccabile.

Come da copione, l’intricato traffico milanese e il ritardo accumulato ci fanno perdere lo show di apertura, quello dei melodic deathsters finlandesi Insomnium. Escludiamo dunque un giudizio per i recenti autori di ‘Above The Weeping World’, sottolineando come gli ancora pochi presenti parlino con entusiasmo dello spettacolo da loro offerto.

E’ poi il turno dei Keep Of Kalessin, band molto vicina ai Satyricon (si tratta infatti dell’ensemble guidato dal chitarrista Obsidian Claw, live session dei norvegesi) che scalderà a dovere il pubblico con una performance potente e dal forte spessore tecnico, coadiuvata da suoni pressoché perfetti. La band è dedita a un black metal che molto deve alla tradizione, sebbene non manchino alcuni risvolti dal sapore thrash che vedono nei primi Celtic Frost un forte punto di riferimento. Trascinati dal riffing sfaccettato ma sempre ferale di Obsidian e dalla tellurica sezione ritmica formata dal bassista Wizziac e dal batterista Vyl, i Keep Of Kalessin offriranno un set privo di sbavature, incentrato in massima parte sul recente ‘Armada’, sebbene non mancheranno alcuni omaggi al proprio passato, tra cui spicca la splendida ‘Come Damnation’. Il pubblico viene coinvolto a dovere ed è pronto per accogliere gli headliner.

I Satyricon escono con passo marziale da una inquietante nuvola di fumo, salutati subito con entusiasmo dall’audience meneghina. La band si esibisce ovviamente con una formazione allargata che vede, oltre a Satyr Wongraven alla voce e Frost dietro le pelli, l’ausilio del già citato Obsidian alla chitarra ritmica, gli Spiral Architect Lars Norberg e Steinar Gundersen, rispettivamente basso e chitarra solista, e infine la bionda tastierista Jonna Nikula, una performer davvero scatenata che vive lo show con grande partecipazione. La band sceglie di non concentrare il set sul recente ‘Now, Diabolical, ma di esplorare in toto la propria discografia. Si comincia infatti con ‘Walk The Path Of Sorrow’, opener del mitico ‘Dark Medieval Times’, per poi offrire un’alternanza tra brani più datati (citiamo ‘Woods Of Eternity’ e ‘Dominions Of Satyricon’) ed altri estratti da ‘Now, Diabolical’, tra cui la titletrack e il singolo ‘K.I.N.G.’ che (nonostante l’autore di questo articolo non abbia particolarmente apprezzato la prova in studio) dal vivo guadagnano in fascino e aggressività. Spazio anche alle song più immediate e “rockeggianti” della band: ‘Repined Bastard Nation’, ‘Filthgrinder’ e ‘Fuel For Hatred’. I norvegesi garantiscono uno spettacolo dalla professionalità inappuntabile, grazie ancora a dei suoni perfetti che risaltano il lato più marziale del combo di Oslo. L’attitudine sembra invece sempre più quella di un gruppo rock’n’roll, con un Satyr che si prodiga in continui ringraziamenti e manifestazioni di affetto verso il pubblico milanese. Terminata la prima parte dello show, i norvegesi sono richiamati a gran voce sul palco, per salutarci con due gemme tratte da ‘Nemesis Divina’, ossia ‘Du Som Hater Gud’ e una interpretazione da brividi di ‘Mother North’.

Marziali, tecnici e coinvolgenti, ai Satyricon questa sera non potevamo chiedere di più.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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