Sailing To Nowhere – Recensione: Lost In Time

I Sailing To Nowhere mi hanno davvero sorpreso. Dopo un discreto, ma assolutamente perfettibile esordio uscito un paio d’anni or sono, mai mi sarei aspettato un secondo album così di alto livello. “Lost In Time“, infatti, raccoglie tutte le qualità già presenti in “To the Unknown”, limandone però le sbavature e valorizzando al massimo il lavoro di ogni singolo strumentista. Stiamo parlando di power metal con influenze hard rock, passaggi tastieristici e chorus dotati di grande enfasi, grazie all’ottimo utilizzo delle vocals maschili e femminili. La band capitolina è in grado di prendere spunto da Stratovarius, Alestorm, Avantasia, Rhapsody, creando un compendio multicolore, che i fan del genere apprezzeranno sicuramente, senza puntare il dito verso i nostri ed accusarli di plagio. Nell’arco dei brani presenti nel corso del platter, infatti, si scorgono tutte queste influenze, ma i Sailing To Nowhere danno l’idea di aver imbastito un sound abbastanza personale.

E per una volta, non sono gli ospiti (Fabio Lione, Roberto Tiranti, David Folchitto, Mistheria, tra gli altri) a rendere interessante il prodotto, ma rappresentano la classica ciliegina sulla torta di un disco, che è in grado di stupire senza l’aiutino mediatico dei guest. Più che azzeccata l’opener “Scream Of The World“, un metal melodico che strizza l’occhio al power teutonico, tra accelerazioni e cambi di atmosfera, con l’ugola ruvida di Marco Palazzi ad alternarsi alle candide voci del duo Clara ed Elena. E’ la volta poi del singolone “Ghost City“, intenso come un vento di scirocco e tenebroso come il blu profondo dei fondali marini, in cui, ancora una volta, sono le voci dei singer ad intrecciarsi in controcanti, sovrapposizioni, crescendo, studiati davvero nei minimi particolari. Gli ospiti dietro al micforono, Lione e Tiranti, sono utilizzati nei brani più lontani dal genere power e, se questa può essere una sorpresa, è stata, a mio modo di vedere, una scelta azzardata quanto azzeccata. Questi due fenomeni, infatti, donano la mid tempo “Apocalypse” ed alla ballad “Start Again“, una marcia in più.

Il vascello dei Sailing To Nowhere sta viaggiando a vele spiegate verso il successo. Lo conferma la partecipazione della band capitolina ad alcuni prestigiosi festival estivi, ma soprattutto lo conferma la qualità di “Lost In Time“, un disco maturo, compatto, variegato e ricco di belle sensazioni, che non può passare inosservato.

 

 

 

Voto recensore
7,5
Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2017

Tracklist: 01. Lost In Time 02. Scream Of The world 03. Ghost City 04. Apocalypse 05. Suffering In Silence 06. Our Last Night On Earth 07. Fight For Your Dreams 08. New Life 09. Start Again
Sito Web: http://www.sailingtonowhere.it/

alessandro.battini

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E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

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