Rising Steel – Recensione: Beyond The Gates Of Hell

I Rising Steel sono una delle rare proposte che Frontiers pare aver trovato nella vicina Francia: in un momento nel quale la curiosità per i movimenti musicali più esotici sembra farsi largo tanto tra gli addetti lavori quanto tra il pubblico (vedi il caso recente dei The Hu), il materiale proveniente dai cugini transalpini non abbonda per quantità. Il problema di questo agguerrito quintetto, semmai, sembrerebbe essere uno di qualità: quando due anni fa ebbi modo di definire il loro secondo lavoro, feci riferimento a “Fight Them All” come ad un album anacronistico e di sostanza quasi impalpabile… con buona pace della casa discografica che parla invece di calorosi riscontri. Il bello della musica, come nella vita, è però quello di resettare e fare il possibile per fuggire alla comodità invitante del preconcetto: se anche i trascorsi della band di Grenoble non sono stati per me esaltanti, non è detto che questi ragazzi abituati a stare sul palco ed ispirati da “Judas Priest, Iron Maiden, Metallica, Accept, Saxon, Grand Magus, Nevermore e Slayer” non abbiano saputo dare una forma più accattivante al loro sogno heavy. Il disco, che si presenta classico a partire dalla ripartizione delle sue tracce (dieci, per un totale di tre canonici quarti d’ora) offre una sensazione di maggiore coesione rispetto al passato: i tempi privilegiati sono quelli medi, scelta che permette una migliore distensione delle ritmiche, uno sviluppo più accurato degli assoli di chitarra ed anche una maggiora cura delle linee vocali, interpretate in puro stile heavy dal bravo frontman Fabrice Emmanuelson.

Questo intelligente approccio, che si potrebbe definire più maturo perché tagliato su misura su quello che i francesi possono esprimere senza sbavature, non è però sufficiente a conferire a “Beyond The Gates Of Hell” alcun carattere di originalità: d’altronde il nome stesso dell’album e la lista infinita delle band di riferimento non depongono a favore di un prodotto che del proprio carattere derivativo sembra fare al contrario una gloriosa bandiera. In un quadro che quindi non ha nessuna intenzione di spiccare per originalità si distinguono il lavoro delle sei corde, con Tony Steel e Steff Leadmaster costantemente impegnati tra incalzanti ritmiche heavy/thrash ed assoli perfetti per il genere, una produzione che riesce a fare ordine pur in un quadro piuttosto denso di suoni e, come accennato, la performance di un cantante calato nella parte, dotato di una notevole estensione e perfettamente in grado di portare a casa il risultato richiesto (“Death Of A Vampire”). Per contro, l’aderenza così stretta ad un metal relativamente poco evoluto porta in dote alcuni aspetti meno esaltanti. Per prima cosa, il disco è estremamente monocorde e le tracce difficilmente distinguibili tra di loro, con la possibile esclusione di una manciata di ritornelli leggermente più incisivi (“Life Awaits”), al punto che perfino parlare di semplice ripetitività diventa generoso: il tutto assume infatti la forma di una materia incandescente e magmatica che va assunta tutta d’un fiato per provocare un qualche scossone (“Skullcrusher”). Diventa difficile pensare ad un cugino entusiasta che ci inviti a casa sua per ascoltare una delle canzoni contenute in “Beyond The Gates Of Hell”, ricercare un punto particolare del compact disc o attendere con trepidazione il momento in cui potremo riassaporare uno dei suoi momenti. In seconda battuta, il ricorso a clichè che risalgono ai primi anni ottanta è talmente esteso e sterile che a quel punto varrebbe recuperare uno dei dischi originali dell’epoca, piuttosto che fare affidamento su una mera riproposizione che nulla aggiunge, nonostante i quarant’anni di acqua passata sotto i ponti.

Con questo terzo full-lenght i Rising Steel si confermano una realtà contenta della sua collocazione, local nel tempo e nello spazio, più consapevole dei propri mezzi ma allo stesso tempo poco lungimirante dal punto di vista della composizione, della progressione e dell’attualizzazione della propria proposta. Un approccio del genere, onesto ed in parte bilanciato da una valida capacità di esecuzione che in sede live troverà sicuramente la sua migliore dimensione, porta ad accogliere “Beyond The Gates Of Hell” con simpatia, ma non fuga il dubbio che questa band potrebbe fare e dare e combinare molto di più se – invece di s’occuper de ses oignons, come dicono più o meno da quelle parti – decidesse per una mezza giornata di rivolgere uno sguardo a quanto gli accade (e si suona) attorno.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Beyond The Gates Of Hell 02. From Darkness 03. Life Awaits 04. Death Of A Vampire 05. Run For Your Life 06. Infinite Pain 07. Skullcrusher 08. My Burning Time 09. Beast 10. We Are Free
Sito Web: facebook.com/risingsteelmetal

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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