Soulburn – Recensione: The Suffocating Darkness

Non so voi, ma noi abbiamo la netta impressione che la scena estrema olandese stia diventando una specie di club dopolavoro. Sono infatti sempre di più le band che fanno riferimento a un gruppo di musicisti ben definito e anche se il monicker Soulburn viene qui riesumato, probabilmente al solo scopo di non creare ulteriore confusione, aggiungendo un’altra band alla lista, di fatto stiamo parlando di tre Grand Supreme Blood Court (a loro volta formati quasi interamente da membri di Asphyx, o ex della stessa band).

In sostanza l’ossatura fa riferimento al duo Daniels / Bagchus (entrambi provenienti appunto dagli Asphyx), come già avvenuto nel disco di debutto datato 1998, ma dal punto di vista stilistico la distanza dalla suddetta band pluricitata è abbastanza evidente. I Soulburn sono infatti sempre animati dallo spirito doom, ma meno death e più black, ancora più grezzi e sostanzialmente retti da un sound minimale e tagliente che rende l’insieme più anni ottanta.

The Suffocating Darkness” è insomma un titolo decisamente azzeccato per la musica presentata, non solo facendo riferimento alla title track, ma soprattutto per ciò che concerne le song contraddistinte dalle sonorità più doom, come “The Mirror Void” o “Claws Of Tribulation”

Ancora più che in passato emerge evidente l’influenza dei Bathory, con addirittura brani come “Black Aura” e “Under The Rise Of The Red Moon” (e non “… Of The Black Mark”) a sfiorare il tributo (voce a parte), vista la reprise del riffing assolutamente similare.

Appare pleonastico aggiungere che di un minimo di originalità non si parla neanche per sbaglio e che a conti fatti a far piacere più o meno le tracce raccolte può contribuire unicamente il gusto personale, o la voglia dell’ascoltatore di avvicinarsi nuovamente a sonorità già abbondantemente ascoltate e proposte in modo totalmente calligrafico al passato

Per quel poco che può contare in certi casi un parere personale, ci sentiamo di inquadrare questa come un’uscita che farà probabilmente piacere agli amanti dell’underground, ma che in sé non gode della qualità e della fantasia di songwriting che altre band della cricca, come Hail Of Bullets e gli stessi Grand Supreme Blood Court, possono vantare.

Voto recensore
6
Etichetta: Century Media Records

Anno: 2014

Tracklist:

01.Apotheosis Infernali (Intro)
02.Under The Rise Of A Red Moon
03.The Mirror Void
04.In Suffocating Darkness
05.Absinthesis
06.Hymn Of The Forsaken II
07.Black Aura
08.I Do Not Bleed From Your Crown Of Thorns
09.Wielding Death
10.Claws Of Tribulation
11.Eden's Last Sigh (Outro)


Sito Web: https://www.facebook.com/official.soulburn

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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