Scott Walker – Recensione: Soused

Il 2014 è un anno ricco di collaborazioni per i prolifici Sunn O))). Dopo l’ultimo “Terrestrials” (la recensione), dove univano le forze agli Ulver, altri mostri dell’avanguardia attuale, arriva “Soused” (i dettagli), bizzarro e affascinante incrocio tra i maestri del drone metal e il cantante americano Scott Walker, icona del pop sofisticato.

Scott Walker, un giovanotto di settantuno anni, ottenne un grande successo soprattutto nel Regno Unito sul finire degli anni’60 con il progetto The Walker Brothers, ensemble di popular music intelligente ma sufficientemente intrigante per entrare nelle corde dei teenager dell’epoca. Terminato fisiologicamente il successo del gruppo, Walker uscì per un lungo periodo dalla scena musicale, facendovi ritorno come solista solo nella seconda metà dei ’90. Da allora il vocalist si è dedicato ad album di sperimentazione oscuri e strazianti (curiosità: il brano “It’s Raining Day” piacque tanto a Carlo Verdone che lo introdusse nella colonna sonora di “Posti In Piedi In Paradiso”), cantati con voce inquieta e cangiante fra riverberi elettronici e rumorismo d’essai.

In un certo senso “Soused”, riprende il discorso interrotto con il suo ultimo “Bish Bosch” (2012), recuperandone vistosamente le derive algide e dilatate che lo contraddistinguevano. Questa volta in più ci sono Greg Anderson e Stephen O’Malley, cosa non da poco se consideriamo come i Sunn O))) aggiungano alla voce di Walker la loro ribollente fanghiglia nera.

Poco metal questa volta, dobbiamo dirlo. La sperimentazione e i droni del two-piece originario di Seattle si indirizzano sull’elettronica, su loop caleidoscopici e sofisticati che si adoperano a creare scenari inquietanti. “Brando”, forse il brano più “fruibile” (se ci passate questo termine) del lotto, vede la voce baritonale di Walker adagiarsi su di uno scenario elettronico sferzante e fastidioso, fatto di rumori rituali che seguono i continui cambi di rotta del cantante. E’ dunque il connubio voce-musica a formare l’essenza di “Soused”, in bilico tra il trasformismo di Walker e i desolati paesaggi dipinti dal gruppo statunitense. La sostanza è parecchia e l’ascolto talvolta è ostico, soprattutto in quei lunghi momenti che si muovono ripetitivi e ipnotici (le frustate industriali di “Bull”), ma su tutto aleggia una sensazione di fascino oscuro.

Ne abbiamo immediato esempio nella lunga suite “Fetish”, debordante e claustrofobica narrazione di fobie e desideri che si muove tra l’esasperata lentezza della prima parte e un finale schizzato guidato dalla cacofonia e nel finale di “Lullaby”, nenia sincopata recitata con voce quasi liturgica, interessata da un crescendo ossessivo che poi si diluisce fino alla brusca interruzione del brano.

Un incontro che guarda senza dubbio alla carriera recente di Scott Walker arricchito dalla lisergica sostanza Sunn O)). Un album interessante e fuori dagli schemi delineati dal mercato discografico odierno.

Voto recensore
7
Etichetta: 4AD

Anno: 2014

Tracklist:

01.  Brando

02.  Herod 2014

03.  Bull

04.  Fetish

05.  Lullaby


Sito Web: http://scott-o.com/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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