Rage Against The Machine – Recensione: Rage Against The Machine

Rap metal? Certo. Ma non solo.

Quello che non bisogna, assolutamente, fare quando si parla di “Rage Against The Machine”, primo e fondamentale album del gruppo losangelino, è cercare di ingabbiarlo in un genere.

Come detto poc’anzi, quest’album segna uno spartiacque nel mondo della musica tosta perché è stato il primo a mischiare, sul serio, riffoni chitarristici massicci, con liriche prevalentemente hip-hop. Ma è limitante ricordarcelo solo x questo.

“Rage Against The Machine” è stato (ed è, tuttora) anche e soprattutto un album di protesta, a partire dalla durissima copertina (rappresentante l’immolazione del monaco buddista Thích Quảng Đức, mentre si da fuoco per protestare contro il trattamento riservato agli osservanti della sua stessa religione, sotto il governo del Vietnam del Sud), per passare ai velenosissimo testi di Zack de la Rocha, contro l’establishment musicale, contro l’allora presidente George Bush (padre) e l’intera classe politica americana, contro le forze dell’ordine (la censuratissima “Killing In The Name”), contro lo spirito capitalista e l’annichilimento del pensiero critico e anticonformista (“Bullet In The Head”), disuguaglianze sociali (“Bombtrack”), guerra e totalitarismo (“Know Your Enemy”), razzismo (“Wake Up”) e ogni forma di discriminazione, fosse essa sociale o etnica (la conclusiva e semplicemente fantastica “Freedom”).

Tralasciando, poi, anche solo per un attimo, l’importanza culturale e sociologica di questa uscita e focalizzandoci solo sull’aspetto musicale, troviamo anche qui materiale da far rizzare i capelli. Tanta varietà compositiva per una band che è sempre stata abbastanza “quadrata”, quasi matematica nel rigore delle proprie composizioni, non era, nel ’92, per niente concepibile.

E qui, oltre le già nominate liriche a metà tra hip-hop e hardcore gridato di de la Rocha, avevano campo libero le distorsioni sperimentatrici di Tom Morello, con dei riff a volte precursori del tanto famigerato nu metal, a volte funky, a volte addirittura con timbri più vicini allo scratch sui piatti da Mc, o simili a vere e proprie sirene, che da chitarra. La timbrica, appunto, di Morello, è stata oggetto di studio, da quel momento in poi, per una serie impressionante di chitarristi che, oltre aver sviscerato nota per nota quel che è stato suonato qui, hanno aperto la mente ad un approccio più “effettistico” dello strumento, diventando, tutto d’un tratto, consapevoli di quello che le sperimentazioni sui pedali potevano aggiungere ed apportare ad uno strumento già così completo come la chitarra.

A chiudere, poi, la line up dei RATM, c’erano le linee di basso di Tim Commerford (qui accrediato come Timmy C.) che variavano dallo slap, ai bicordi, fino ad accompagnamenti più standard (sempre con le dita, mai con un plettro), con una naturalezza e compattezza di suono davvero sopra le righe, ed il drumming potente e preciso di Brad Wilk (per chi non lo sapesse, anche batterista in studio per i Black Sabbath di “13”, non proprio l’ultimo arrivato, insomma), perfetta quadratura del cerchio per una sezione ritmica davvero paurosa.

Rabbia, dunque, contro il sistema, fuoriesce da queste dieci canzoni, ormai incise a ferro e fuoco nelle menti e nei cuori di tutta una generazione. Quella generazione che non aveva ancora internet nelle proprie case e, per quanto un benessere più diffuso era già abbastanza dilagante, non era, ancora del tutto, schiavo degli agi e della tecnologia che imperversano oggigiorno e, a suo modo, aveva voglia di andare contro le disuguaglianze e le ingiustizie.

Quello che ci rimane di questo album dei Rage Against The Machine, sono queste tracce, ormai immortali (“Killing In The Name”, “Bullet In The Head”, “Wake Up”, “Know Your Enemy” e “Freedom”, giusto una spanna sopra le altre), che ci ricordano che la protesta è ancora possibile e mai superata e che: compromessi, conformità, assimilazione, sottomissione, ignoranza, ipocrisia, brutalità ed elitarismo, che sono, senza dubbio alcuno, principi su cui si è fondato il sogno americano, sono ancora oggi, nostri nemici.

Etichetta: Epic

Anno: 1992

Tracklist:

01. Bombtrack

02. Killing In The Name

03. Take The Power Back

04. Settle For Nothing

05. Bullet In The Head

06. Know Your Enemy

07. Wake Up

08. Fistful Of Steel

09. Township Rebellion

10. Freedom


Sito Web: www.ratm.com/‎

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  1. COH

    l’album crossover per eccellenza. troppo importante dal punto di vista storico, soprattutto per la nascita del successivo nu metal… l’inno “killing in the name” è semplicemente immortale… voto: 10

    Reply

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