Manilla Road – Recensione: Out Of The Abyss

“Out Of The Abyss”, uscito nel 1988 (settimo album), è il capitolo più estremo e violento della storia dei Manilla Road.

Gli statunitensi, maestri dell’epic metal, colpiscono fin dall’opener, grazie alla tostissima “Whitechapel”, praticamente una song di speed/thrash in cui la voce nasale di Mark Shelton viene esaltata con un sound mai sperimentato precedentemente.

La traccia successiva, “Rites Of Blood”, è un cadenzato che afferra l’ascoltatore alla gola e lo trascina in un ritmo ossessivo e feroce (che potrebbe ricordare per certi versi “Each Dawn I Die” dei Manowar) che ha nel bassista Scott Park il protagonista quasi assoluto.

Alla stessa genia appartiene “Return Of The Old Ones”, cupo e roccioso brano che ipnotizza l’ascoltatore e lo abbatte, grazie anche all’ottima prova di Mark Shelton, sia per i suoi vocalizzi che per il riffing intenso della sua chitarra.

Altri pezzi in cui la band si lancia nello speed/thrash sono la midiciale “Black Cauldron” (quasi tre minuti di accelerazioni serrate in cui sia Foxe che Park sono trascinatori assoluti del sound), la cattivissima “Slaughterhouse” (probabilmente l’episodio più estremo del lotto), la più insipida “Midnight Meat Train” e la title-track, in cui sfuriate e riffing scatenato sono maggiormente mediati da una certa dose di melodia oscura.

L’epic metal sognante e profondo che ha reso immortali i Manilla Road torna in pezzi come il conclusivo “Helicon” e soprattutto in “War In Heaven”, dominato dal riffing ispirato di Mark Shelton (bella prova anche alla voce), autore di ottime linee melodiche, sia nella prima parte, lenta e melliflua, che nel crescendo della seconda parte.

A fine anni ’80 alcuni fan criticarono “Out Of The Abyss” definendolo “troppo estremo” ma i musicisti di Wichita dimostrarono, con questo disco, di essere in grado di evolversi in qualsiasi direzione senza timore di apparire come vecchi dinosauri rispetto all’imperante (per l’epoca) movimento thrash.

Gli assi nella manica di quest’album sono stati Randy Foxe e Scott Park (senza nulla togliere al sempre ottimo lavoro di Mark Shelton), ossia la linea ritmica, che ha saputo infondere energia e dinamismo in ogni pezzo del disco.

Dal punto di vista tematico l’album mantiene fino in fondo la tradizione dei Manilla Road, dal tributo a Jack lo squartatore in “Whitechapel” alla lovecraftiana “Return Of The Old Ones”, per non parlare del dark fantasy di “Black Cauldron” o “Out Of The Abyss” e degli altri pezzi dedicati ai killer seriali, ossia “Slaughterhouse” e “Midnight Meat Train”!

Out Of The Abyss” è quindi una rara gemma che dimostra come sia possibile coniugare al meglio epic metal e speed/thrash.

Etichetta: Leviathan Records

Anno: 1988

Tracklist:

01. Whitechapel
02. Rites Of Blood
03. Out Of The Abyss
04. Return Of The Old Ones
05. Black Cauldron
06. Midnight Meat Train
07. War In Heaven
08. Slaughterhouse
09. Helicon


Sito Web: http://www.manillaroad.net/

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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