Lost Society – Recensione: Braindead

Giungono al loro terzo disco i finlandesi Lost Society, band che propone un Thrash Metal fortemente debitore ai padrini della musica estrema che hanno creato e definito questo stile oltre trent’anni fa. Liquidare, però, “Braindead” come l’ennesimo tentativo di confezionare un album che cavalchi l’onda dell’attuale revival Thrash sarebbe riduttivo e irrispettoso nei confronti di una band che invece sta mettendo in atto un percorso di maturazione e crescita importante.

L’immediatezza e la brutalità dei precedenti lavori, “Fast Loud Death” e “Terror Hungry”, viene in parte mitigata e, più in generale, convogliata su binari più ragionati e funzionali. Basti prendere un brano come la opener “I’m The Antidote”: coraggiosa la scelta di aprire un disco con un mid-tempo roccioso, dalla ritmica cadenzata in chiara controtendenza rispetto a quanto ascoltato in precedenza. Non sarà questo l’unico caso del disco e il brano successivo, “Riot”, fa ulteriormente registrare un approccio differente alla composizione, in cui le chitarre di Samy Elbanna e Arttu Lesonen prediligono soluzioni rallentate, più ritmiche lasciando che sia la voce dello stesso Elbanna a farla da padrone col suo approccio Hardcore.

Una motosega e le urla di una ragazza ci introducono nel terzo brano del lotto, “Mad Torture”, in cui ritroviamo l’anima Speed della band. Pezzo di sicuro impatto con il basso martellante di Mirko Lehtienen in bella mostra che però perde in immediatezza e freschezza nella parte centrale che precede l’assolo di chitarra, salvo poi risollevarsi nel finale. “Hollow Eyes” conferma quanto finora ascoltato con una struttura del brano più articolata e cadenzata ma sempre d’impatto.

Giunti a questo punto dell’album non si può non soffermarsi sul processo evolutivo che i Lost Society hanno compiuto in questo album. Abbandonata l’area sfrontata e festaiola i nostri hanno deciso di alzare l’asticella provando a cimentarsi in soluzioni più sperimentali e ardite. Il risultato non è sempre ottimale ma di certo non possiamo tacciare la band di immobilismo o di essersi seduta sugli allori dopo tour in compagnia di Kreator e Testament.

La seconda metà dell’album è caratterizzata da brani come “Rage Me Up” e “Hangover Activator”, i più affini alla produzione precedente, che si segnalano per degli splendidi assoli e breakdown ben articolati. “Only (My) Death Is Certain” è un brano di ben 8 minuti in cui, come detto prima, la band sperimenta nuove vie più progressive, maggiormente espressive che risultano alla lunga vincenti e aprono interessanti scenari futuri per il gruppo. Chiude il disco la cover dei Pantera “P.S.T. 88” che i Lost Society riescono ad omaggiare grazie a un’ottima prestazione.

In conclusione possiamo affermare che questo “Braindead” rappresenta un passaggio interlocutorio nella discografia dei Lost Society in attesa che i nostri completino il loro percorso di crescita e affinino le loro capacità di scrittura ora che hanno allargato le soluzioni stilistiche a loro disposizione.

121529_Lost_Society___Braindead

Voto recensore
7
Etichetta: Nuclear Blast

Anno: 2016

Tracklist: 01. I Am The Antidote 02. Riot 03. Mad Torture 04. Hollow Eyes 05. Rage Me Up 06. Hangover Activator 07. Only (My) Death Is Certain 08. P.S.T.88
Sito Web: https://lostsocietyfinland.com/

Pasquale Gennarelli

view all posts

"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login