Riverside – Recensione: ID.Entity

Ben consci della tempesta emotiva all’interno della quale venne composto (dopo la morte improvvisa del chitarrista Piotr Grudziński), reputiamo “Wasteland” uno degli episodi più deboli della discografia dei Riverside, soprattutto alla luce della discografia dei polacchi che si insediarono sin dai primi anni 2000 tra i migliori esponenti del progressive metal europeo, in particolare quello dai tratti più malinconici.

Col nuovo “ID.Entity” (bellissimo titolo) la qualità ne guadagna notevolmente con un Mariusz Duda che si pone domande esistenziali ancor più profonde rispetto al passato e forse figlie di quella “Lockdown Trilogy” pubblicata in questa nuova era COVID; Maciej Meller è ormai ufficialmente integrato in formazione e i nostri hanno avuto un approccio “live” alla composizione e registrazione dell’album proprio perché quella dimensione, a detta loro, li rappresenta meglio e cercando inoltre di accantonare la malinconia degli ultimi anni. Dal punto di vista polacco è poi impossibile che la guerra in Ucraina non si rifletta in testi ancorati alla realtà e al sociale.

Un basso pulsante e tastiere anni ‘80 danno il via al recente singolo “Friend Or Foe?”, modo originale di esordire, musicalmente figlio del revival fatto ripartire da serie tv come Stranger Things e Dark ma con una chiara dose di Riverside in sottofondo: insomma sembrano sempre loro ma sotto una nuova veste.

Un riff ostinato di basso in “Landmine Blast” ci riporta alla band che conoscevamo, più precisamente al periodo “Anno Domini High Definition” ma già “Big Tech Brother”, con i suoi cambi di scenario, è più sperimentale nel senso che non da punti d’appiglio all’ascoltatore ma sembra decollare in diverse direzioni, riuscendo nell’intento che il movimento progressive ha sempre provato a portare nella musica.

Anche “The Place Where I Belong” è un pezzo dal grande afflato prog benché legato anche al classic rock, con alcune grandi linee vocali di Duda e l’utilizzo di chitarre acustiche in sottofondo; un pezzo che sancisce quanto descritto in fase promozionale sui Riverside, una band troppo heavy per l’art-rock ma troppo delicata per il progressive metal che ha quindi creato una giusta via di mezzo facendone caratteristica distintiva ed identità stilistica pur sentendo tra i solchi quelle che sono sempre state le influenze percepibili al loro ascolto, tra gli altri Porcupine Tree, Anathema e Pain Of Salvation.

Dopo il singolo già in giro da mesi “I’m Done With You”, la conclusiva “Self-Aware” ricorda molto i Rush di “Power Windows” e “Hold Your Fire” sia come suoni che per la scelta di rallentare la ritmica in stile reggae a controprova che i polacchi hanno assorbito varie epoche della tradizione rock e le trasportano in questo neonato 2023 con la giusta dose di personalità e competenza.

Etichetta: Inside Out Music

Anno: 2023

Tracklist: 01. Friend Or Foe? 02. Landmine Blast 03. Big Tech Brother 04. Post-Truth 05. The Place Where I Belong 06. I'm Done With You 07. Self-Aware
Sito Web: https://riversideband.pl/en/

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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