Gov’t Mule – Recensione: Dub Side Of The Mule

I Gov’t Mule hanno deciso di festeggiare i vent’anni di carriera in grande stile e stanno facendo uscire una serie di album live in cui, oltre a riproporre un’ampia gamma di estratti dalla loro carriera, vengono riproposti degli show dedicati a un genere o a un artista del passato (come Pink Floyd e Rolling Stones). “Dub Side Of The Mule” è infatti un triplo album che contiene la registrazione del concerto del 31 dicembre 2006, con tanto di brindisi e tradizionali auguri di buon anno.

Il primo disco ci presenta l’esibizione dei Gov’t Mule da soli che, come è loro consuetudine, alternano brani del loro repertorio, estratti dal repertorio solista del mainman Warren Haynes e alcune celebri cover, come quella di “A Whiter Shade Of Pale”. Il secondo disco è invece quello da cui deriva il nome di tutto l’album, e vede la band, impegnata in un’accoppiata abbastanza insolita, esibirsi insieme a Toots Hibbert, leader dei Toots And The Maytals e uno dei principali esponenti del genere reggae. La particolarità del live è quindi l’associazione tra reggae e southern rock, una situazione che consente di ascoltare altri brani dei Gov’t Mule in una versione del tutto anomala e insolita; per questo, ad esempio, un pezzo come “Soulshine”, eseguito quasi sempre dal vivo dalla band (come è avvenuto anche nella loro recente esibizione di Milano) viene riarrangiata e diventa “Reggae Soulshine”. Molto interessante a questo proposito anche il dialogo tra Hibbert e il pubblico, coinvolto più volte, e anche in questa parte del concerto non mancano le cover. Una breve pausa dopo il tradizionale brindisi, ed ecco il materiale che va a finire nel terzo disco e che vede i Gov’t Mule dividere nuovamente il palco con un ospite di grande livello, che risponde al nome di Gregg Allman. Anche in questo caso non mancano le cover di lusso, come la lunga versione di “Just LIke A Woman” di Bob Dylan, e si passa con disinvoltura fra grandi classici del passato ed estratti dal repertorio degli Allman Brothers, oscillando perennemente fra blues e southern rock, con una serie di passaggi strumentali ed improvvisazioni dalle dinamiche sorprendenti che sono uno dei tratti caratteristici di qualsiasi live dei Gov’t Mule.

È difficile sintetizzare in poche righe un album live così lungo, complesso e denso di contenuti. Quel che è certo, oltre a una notevole invidia per chi può assistere a concerti di capodanno del genere (inutile fare il paragone con quello che passa il convento dalle nostre parti…), è che i Gov’t Mule hanno una tale fama e una tale capacità di tenere il palco che possono permettersi concerti di oltre tre ore, che possono avere sul palco un qualsiasi pezzo di storia della musica restando sempre credibili e che questa fusione continua tra generi diversi, nelle loro mani, risulta sempre perfettamente naturale; e scusate se è poco.

Voto recensore
8
Etichetta: Mascot Label Group / Edel

Anno: 2015

Tracklist:

CD1:
01. Thorazine Shuffle
02. Larger Than Life
03. She Said, She Said
04. Tomorrow Never Knows
05. Whiter Shade Of Pale
06. Dolphineus
07. Painted Silver Light
08. Sco-Mule
09. So Weak, So Strong
10. Play With Fire
11. Unring The Bell.

CD2:
01. I’m A Ram
02. 54-46 Was My Number
03. Hard To Handle
04. True Love Is Hard To Find
05. Pressure Drop
06. Let Down
07. I’ve Got Dreams To Remember
08. Reggae Got Soul
09. Hard Road
10. Happy New Year
11. Turn On Your Love Light
12. Reggae Soulshine.

CD3:
01. Intro
02. Sweet Feeling
03. Just Like A Woman
04. I Feel So Bad
05. Dreams
06. Million Miles From Yesterday
07. Endless Parade
08. It’s A Man’s Man’s Man’s World
09. Ramblin’ Gamblin’ Man
10. It Hurts Me Too
11. Goin’ Out West


Sito Web: https://www.facebook.com/govtmule?fref=ts

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

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