Acheron – Recensione: Rebirth: Metamorphosing Into Godhood

Ennesimo lavoro per la cult band americana capeggiata dal malvagio Vincent Crowley, ‘Rebirth’ segue di circa un anno il discreto mini ‘Xomaly’ e null’altro obiettivo si pone se non quello di continuare sulla battuta strada del death-thrash più classico. Non ci sono grandi velocità, brutalità estrema o tecnica sopraffina in un’opera come questa, solo monolitici riff, assoli stridenti, vocals malvagie e liriche anti-cristiane. Tutto abbondantemente già sentito un numero infinito di volte e anche volendosi accontentare di un buona qualità compositiva non ci sarebbe molto di cui gioire. Nonostante la buona resa di una registrazione pulita e graffiante infatti i pezzi contenuti non decollano praticamente mai e dopo qualche minuto si finisce immancabilmente con lo sbadigliare. La sensazione è che ci siano davvero troppi riempitivi, ed infatti le uniche song che riescono a donare qualche brivido sono la già conosciuta ‘Xomaly’ e la buona The Kindred’. Se fossimo in presenza di ragazzi alle prime armi potremmo anche capire, ma l’esperienza di una band come gli Acheron dovrebbe essere garanzia di ben altro valore. Da dimenticare.

Voto recensore
4
Etichetta: Black Lotus / Audioglobe

Anno: 2004

Tracklist:

01. Chaos Invocation (Intro)
02. Church Of One
03. Xomaly
04. Bow Before Me
05. The Kindred
06. A Long Time Ago (Intro)
07. Golgotha’s Truth
08. Betrayed (A Broken Pact)
09. The 9th Gate


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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