Steve Vai – Recensione: Real Illusions: Reflections

Steve Vai è un artista smodato.

Se si inventa un fraseggio impossibile per la maggior parte dei comuni mortali, lo ripete, traspone ed estende fino ai limiti della resistenza fisica, terminandolo con un armonico assurdo preso con la punta della lingua sulle corde.

Se registra un album dal vivo, lo riempie di canzoni scritte sul momento, ispirate alla nazione in cui si trova.

Se realizza un DVD, assembla una band composta dagli extraterrestri Billy Sheehan, Virgil Donati e Tony McAlpine.

Se cerca di mettere in note la propria spiritualità, lo fa in modo estremo, al limite del delirio, sospeso tra salvezza e perdizione.

Se cerca un’esperienza nuova ed esposizione mediatica, non si fa problemi a stravolgere il sound di una band leggendaria come i Whitesnake.

Il suo slogan politico potrebbe essere: ‘espressione con ogni mezzo necessario‘.

A costo di esagerare, di sconfinare nell’autoindulgenza, di cercare di emulare zappiani happening-da-palcosecnico senza riuscire minimamente ad esserne all’altezza.

A costo di scivolare nell’iconografia rock più pacchiana per compiacere la brame guitarheroistiche di una certa parte del suo pubblico.

Però c’è una cosa che distingue il ‘little italian virtuoso’ in modo netto: Steve Vai ha una visione che cerca di materializzare attraverso i suoni.

Quando si concentra su di essa, è capace di mettere su disco momenti di pura, estatica bellezza.

‘Real Illusions: Reflections’ di momenti simili abbonda: prima parte di una trilogia dal concept mistico-futuristico abbastanza evanescente, riesce ad essere compatto, heavy quando necessario e pieno di idee ed intuizioni.

Senza contare la varietà di suoni e timbri di chitarra impiegati, un vero festival di distorsioni, guitar-synth e bizzarrie effettistiche. Al servizio della musica, quasi sempre.

In ‘Real Illusions: Reflections’ inoltre emerge prepotente l’amore di Vai per le orchestrazioni magniloquenti, spiazzanti ed enfatiche, tanto da lasciare finalmente spazio alla sua passione per il musical alla Andrew Lloyd Weber nella sensuale ‘Dying For Your Love’ e nella colorata esplosione finale di ‘Under It All’ (la sua versione di ‘Jesus Christ Superstar’?), nelle quali il protagonista dimostra di aver imparato molto anche come cantante, almeno a livello di espressività.

Così, tra l’incredibile riff di chitarra-che-sembra-una-tastiera di ‘Building The Church’ e la conclusione di ‘Under It All’ succede davvero di tutto, compresi gli estremi di ‘K’m-Pee-Du-Wee’ e ‘Lotus Feet’, nei quali il grande gusto melodico della chitarra satura di Vai si esprime nel primo caso con il solo supporto di basso e batteria, nel secondo con un’intera orchestra sinfonica.

L’esagerazione-come-scelta-estetica riesce anche nel caleidoscopio funky di ‘Firewall’, con tanto di assurde voci stratificate ed utilizzate alla stregua di percussioni (‘Boom Shika-Boom Shika ba-ka-tu-ka Boom Shika doo-ba-boom-ba-tacka-chooka…’) ed una pompatissima sezione fiati a tirare come un treno.

Se non bastasse, ad una simile sarabanda segue l’orgia di suoni e colori dall’autoesplicativo titolo di ‘Freak Show Excess’. Ovvero, come dimostrare che la lezione del mentore Zappa (tutto è lecito quando si tratta di agitare indifese molecole d’aria per esprimere un concetto) è stata interiorizzata e caricata di una gioia di vivere sfrenata.

Con ogni mezzo necessario, appunto.

Di sicuro un disco che richiede pochi pregiudizi e ripetuti ascolti per poter essere gustato appieno, dato che il rischio di sovraccarico sensoriale in alcuni momenti è concreto.

Riteniamo però che si tratti di uno ‘sforzo’ ampiamente ripagato da quello che si può scoprire in ‘Real Illusions: Reflections’.

Parafrasando il suo amico Joe Satriani: strana, bellissima musica.

Voto recensore
8
Etichetta: Sony Music

Anno: 2005

Tracklist:

01.Building The Church
02.Dying For Your Love
03.Glorious
04.K'm-Pee-Du-Wee
05.Firewall
06.Freak Show Excess
07.Lotus Feet
08.Yai Yai
09.Midway Creatures
10.I'm Your Secrets
11.Under It All


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