Powerwolf – Recensione: Call Of The Wild

I Powerwolf, nell’ambito Power insieme, forse, solo ai Sabaton, sono il gruppo del nuovo millennio, con un marchio più riconoscibile, grazie ad un approccio musicale unico, alla voce di Attila Dorn più rude della maggior parte dei colleghi e a tematiche decisamente particolari rispetto allo standard. 

Anche a livello di successo parliamo di una band con un seguito secondo solo ai due o tre grandi vecchi del genere, poi ovviamente, non è tutto oro quel che luccica, qualche accusa di ripetitività è stata lanciata al gruppo di Saarbrücken, accuse, a mio parere non del tutto giustificate grazie all’abilità del gruppo di mantenere il proprio stile, riuscendo a proporre variazioni sul tema più o meno evidenti, ma vediamo cosa hanno combinato i nostri con il loro ultimo album.

Partiamo subito con Faster Than The Flame”, una canzone 100% Powerwolf, con tutte le caratteristiche che hanno reso unica la band, parti tirate, inserti “clericali” in latino e cambi di velocità, insomma una festa per i fan del gruppo.

Seguono i due singoli che hanno anticipato l’uscita del disco: Beast Of Gévaudan” e “Dancing With The Dead”, che mostrano due facce della band, il primo più aggressivo e diretto, da pogo per capirci, il secondo più orecchiabile, da cantare sotto il palco con le corna al cielo.

Con “Varcolac” rimaniamo piacevolmente spiazzati dall’accostamento tra il power più puro dell’album e l’incedere grezzo della voce, per questo pezzo che sa molto di est europeo.

Ora i nostri lupi tedeschi ci stupiscono con una coppia di pezzi decisamente anomali: “Alive Or Undead” è una ballad di straordinaria dolcezza, soprattutto rispetto agli standard del gruppo, mentre “Blood For Blood (Faoladh)” ha grossi richiami celtici, anche questo piuttosto anomalo per la proposta musicale dei nostri.

Veniamo riportati agli standard dal “solito” pezzo in lingua originale “Glaubenskraft” e dalla title track “Call Of The Wild”, canzone molto interessante che alterna parti cupe a parti più “allegre” ma che in alcuni momenti, soprattutto nella prima parte del brano, sembra soffrire la mancanza di spessore.

Volgendo al termine dell’album ci troviamo “Sermon Of Swords”, brano molto orecchiabile che scorre piacevolmente anche grazie ad un ritornello molto coinvolgente, “Undress To Confess” che prosegue la tradizione di titoli elegantemente blasfemi dei nostri, per un pezzo, come il precedente, molto fresco.

L’album termina con “Reverent Of Rats” che chiude il cerchio con il pezzo iniziale riproponendo gli stilemi classici del gruppo.

Se abbiamo optato per  la deluxe version abbiamo un secondo disco con alcuni  pezzi più celebri in collaborazione con grandi della musica come Raplph SheepersAlissa White-Gluz, Johan Hegg, Doro e molti altri, tutti di altissima fascia, e un terzo disco con l’album in versione orchestrale.

A parte questi due omaggi, comunque interessanti, l’album in sé porta avanti la storia di questa band che senza snaturarsi in nessun modo comunque prova a smuoversi in alcuni brani dall’immobilismo di cui era accusata, facendo contenti sia in fan irriducibili sia strizzando un occhio ai detrattori. 

Quindi da ascoltare per tutti sia chi è fan, sia chi non conosce il gruppo ma consiglio un ascolto anche a chi questa band fino ad oggi non è mai piaciuta.

Etichetta: Napalm Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Faster Than The Flame 02. Beast Of Gévaudan 03. Dancing With The Dead 04. Varcolac 05. Alive Or Undead 06. Blood For Blood (Faoladh) 07. Glaubenskraft 08. Call Of The Wild 09. Sermon Of Swords 10. Undress To Confess 11. Reverent Of Rats
Sito Web: https://www.powerwolf.net/

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