The Cure – Recensione: Pornography

Il disco “dark” per antonomasia, per quanto i Cure non abbiano mai voluto definirsi tali. “Pornography” è il dolore, è l’alienazione, è la perfetta estremizzazione dei disagi che il punk aveva evidenziato alcuni anni prima e che non sono qui disagi di carattere sociale, ma personali. Tristezza, morte, propensione al suicidio. L’uomo dipinto come una creatura fragile ed effimera al quale si rivela soltanto una verità: la vita giunge a un termine, prima o poi. E “Pornography” è tutto questo: dolore, torpore, confusione, già dettata dalla copertina distorta. “One Hunderd Years” è forse l’unico brano “orecchiabile” (prendiamo il termine con le pinze), o meglio, derivato dalle convenzioni della darkwave e del post punk, con la chitarra distorta e il basso pulsante, una voce provocante ma rabbiosa, che piange l’inevitabile sentiero che porta l’uomo alla propria scomparsa. “The Hanging Garden” aumenta ancora il tiro e si propone come uno dei brani più estremi generati dalla darkwave, nelle sue percussioni ipnotiche e in una chitarra macina riff, la voce sofferente di Robert Smith si sposa alle atmosfere decadenti del pezzo. Ad esso si giustappone “Siamese Twins”, ipnotico, dolce, per quanto maligno nel torpore delle lunghe note e se vogliamo, anche “A Strange Day”, un episodio vagamente più fruibile, sebbene non ci sia un attimo di distacco dal senso di angoscia e spersonalizzazione che contraddistingue l’album. La risposta, se mai ne possa esistere una, è nel finale. La possiamo leggere nella nera anarchia di “Cold” e nella stessa titletrack, un brano fatto di rumore, di suoni che talvolta danno l’impressione di essere casuali, ma che in realtà trovano connessione nella disperazione di Robert. E forse inconsapevolmente, “Pornograpy” diventa un capolavoro. Inconsapevolmente perché, tra queste ruvide note dense di pioggia, l’autore sembra soltanto voler dire senza pretese: “io sto morendo dentro di me e voi non potete aiutarmi”.

Voto recensore
SV
Etichetta: Fiction Records

Anno: 1982

Tracklist:

01.  One Hundred Years
02.  A Short Term Effect
03.  The Hanging Garden
04.  Siamese Twins
05.  The Figurehead
06.  A Strange Day
07.  Cold
08.  Pornography


Sito Web: www.thecure.com

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login