Persuader – Recensione: Necromancy

Abbiamo dovuto aspettare sei anni per ascoltare la nuova opera degli svedesi Persuader che, dopo “The Fiction Maze”, si presentano con un nuovo album più maturo, più cupo e più cattivo.

Diciamo subito che stiamo parlando di un album con tutti i crismi, ben suonato, splendidamente cantato ma che, alla fine dell’ascolto, lascerà un po’ un senso di delusione ma vediamo il motivo.

L’ispirazione è evidente: il power tedesco e in particolare i Blind Guardian della prima metà della carriera; in alcuni punti sembra di ascoltare canzoni dei bardi di Krefeld anche a causa di una impressionante somiglianza tra la voce di Hansi Kürsch e di Jens Carlsson, ora, ognuno nasce con la propria voce e non si può fare nulla ma alcuni passaggi sono decisamente troppo evidenti.

I pezzi, tutti a trama morte e aldilà, sono, in realtà, belli e coinvolgenti ma mancano sempre di quella scintilla che li renda memorabili. Sul momento piacciono e entusiasmano ma poi rimangono poco nella testa.

Oltre l’ispirazione di cui abbiamo detto, In alcune canzoni abbiamo echi di King Diamond o degli Hammerfall; tutti i pezzi sono compatti con alcuni passaggi, ad esempio in “Scars”, veramente da corna al cielo e testa roteante. La voce si adatta a tutte le circostanze passando da altissima ed aggressiva a momenti rochi e sofferenti con una capacità impressionante.

A livello di suoni non ci si discosta mai dal power a parte alcuni momenti con assoli di stampo quasi neoclassico come in “The Curse Unbound” o quasi hard rock come in “Reign Of Darkness”.

Non ci sono pezzi che spicchino né in positivo né in negativo ma se devo scegliere una canzone che si distingue è “Gateways” perchè forse odora meno di Blind Guardian, è meno aggressiva delle altre e si concentra di più sulla voce di Jens che in questo pezzo sembra un po’ diversa da quella di Hansi.

Quindi, ripetendomi, è indubbiamente un album senza difetti evidenti e con molti pregi, quello che manca purtroppo sono un po’ le idee, troppo debitore al già sentito e senza la capacità di aggiungere qualcosa che faccia desistere dall’andare a cercare le fonti dell’ispirazione.

Insomma, i Persuader rimangono un’ottima band che deve però trovare qualche spunto più personale, cosa che, per assurdo, era presente nei primi album, per annoverarsi realmente tra i pilastri del genere.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2020

Tracklist: 01. The Curse Unbound 02. Scars 03. Raise The Dead 04. Reign Of Darkness 05. Hells Command 06. Gateways 07. The Infernal Fires
Sito Web: https://www.facebook.com/Persuader-50270729045/

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login