Perfect Plan – Recensione: Brace For Impact

Giunti al terzo album e fronteggiati da quel Kent Hilli che abbiamo recentemente ritrovato in altre uscite targate Frontiers, gli svedesi Perfect Plan hanno cominciato la gestazione di “Brace For Impact” nell’Aprile del 2021, per dare continuità a quanto di buono realizzato con “All Rise” nel 2018 e “Time For A Miracle” nel 2020. Il doppio vinile si propone quindi, nelle parole della stessa band, di riproporre – e se possibile consolidare ulteriormente – uno stile che ha nel tempo saputo sposare elementi hard, melodici, AOR, progressive e blues, rifacendosi ai classici di Foreigner, Survivor, The Storm e Giant ma allo stesso tempo donando loro una nuova e contemporanea energia. Grazie ad una formazione esperta che abbiamo già sentito all’opera in sede live e che vede lo stesso Hilli affiancato da Rolf Nordström alla chitarra, Leif Ehlin alle tastiere, Fredrik Forsberg alla batteria e Mats Byström al basso, regalano (per così dire) quasi cinquantacinque minuti di musica che sembra innanzitutto proporsi lo scopo di rispettare le attese: mescolando ad arte batteria e chitarre più pesanti con il dolce scorrere di voce e tastiere, i cinque svedesi virano con decisione verso quel melodico tosto del quale stanno diventando convincenti alfieri. E quando la chimica funziona, quella che in origine potrebbe sembrare una tolleranza reciproca di gusti musicali differenti, assume invece le fattezze di una proposta in grado di mantenere il suo equilibrio tra la grinta ritmica dell’hard (generalmente confinata alle strofe) e ritornelli che avvolgono con un muro dolce di voci ed armoniche.

Impossibile allora non farsi coinvolgere dai chorus di una “Gotta Slow Me Down” o ancora dalle delicate orchestrazioni di “My Angel” mixate ad arte da Tobias Lindell, a testimonianza di come – al di là della sua buonissima riuscita generale – a “Brace For Impact” non difettino momenti nei quali lasciarsi andare alla musica è ancora più facile e gratificante. In altri casi le sonorità sembrano invece incupirsi (“Stop The Bleed”), rivelando il volto più adulto e serioso di una band che, anche dando un’occhiata sfuggente alle copertine degli album fino ad ora pubblicati, ha sempre voluto evocare il senso profondo del viaggio, l’ispirazione che conduce alla scoperta ed il difficile rapporto con il tempo che fugge. E quando si ha l’impressione che sia il disco a prevalere sulla diffidenza guardinga dell’ascoltatore, con le sue idee brillanti e la sua esecuzione impeccabile, il compito può dirsi svolto alla perfezione.

Fedele alla migliore tradizione dell’AOR scandinavo, “Brace For Impact” ti cresce dentro un poco alla volta, grazie al dinamismo delle sue soluzioni (“If Love Walks In”), al modo relativamente asciutto in cui racconta l’amore, ad un gusto per la pulizia formale che aggiunge invece che sottrarre anche nei momenti più dichiaratamente disimpegnati (“Bring Me A Doctor”). E così gli assoli di chitarra si ricavano uno spazio piccolo ma significativo (“Can’t Let You Win”), il drumming è sempre sufficientemente vario e Hilli è libero di dimostrare tutto il suo talento tra i solchi di un lavoro che, dal punto di vista stilistico, gli appartiene fino all’ultima goccia di sudore ed all’ultima traccia. Tutti elementi che quando presenti sono facilmente riconoscibili, e generalmente apprezzati dagli amanti di queste sonorità, ma che – fin dai tempi degli Europe – non è facile ritrovare così ben dosati ed in grado di fondersi in un unicum davvero personale, filante, coerente. Un tutto che assume piano piano una sua distinta personalità, che da semplice album diventa fedele compagno d’ascolti, solida spalla, confidente ora in grado di divertirci con le sue storie strampalate (“Devils Got The Blues”) ed ora pronto a darci una sferzata di energia con la sua melodica, irresistibile esuberanza (“Still Undefeated”).

Con questa nuova uscita i Perfect Plan si confermano una delle realtà più affidabili del panorama melodico contemporaneo, capaci in soli tre album di definire il proprio stile ed interpretarlo con un convincente mix di bravura ed entusiasmo, grazie al quale una recensione come questa si scrive praticamente da sola. A differenza di altri lavori che, approfittando della relativa facilità con la quale è possibile impacchettare qualcosa di melodico ed inoffensivo, nascono e si dissolvono nel giro di un paio di svogliati ascolti, il quintetto svedese continua nel suo percorso di crescita ed esplorazione, protagonista di un viaggio che non solo è fonte di ispirazione ed emozione da raccontare, ma anche un bellissimo lavoro da ascoltare per riscaldare – con i decibel, invece che col gas – queste prime frescure d’autunno.

Etichetta: Frontiers Music

Anno: 2022

Tracklist: 01. Surrender 02. If Love Walks In 03. Can’t Let You Win 04. Gotta Slow Me Down 05. Stop The Bleed 06. My Angel 07. Devil’s Got The Blues 08. Bring Me A Doctor 09. Still Undefeated 10. Emelie 11. Walk Through Fire
Sito Web: facebook.com/perfectplansweden

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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