Paul Gilbert – Recensione: Werewolves Of Portland

Il 4 Giugno 2021 è stato pubblicato “Werewolves Of Portland”, nuovissimo album solista di Paul Gilbert, noto per essere uno dei più grandi chitarristi virtuosi del nostro tempo nonché uno dei membri fondatori del Mr. Big, oltre che per le sue numerose collaborazioni di grande calibro. Il chitarista ha composto questo nuovo capolavoro interamente durante il lockdown, registrando tutte le parti di ogni strumento personalmente. Il concetto alla base della scrittura di questo album è molto particolare, poiché ogni brano è stato composto partendo dalla stesura di un testo. “Ma se l’album è strumentale questo discorso non ha senso” mi direte voi. Ebbene vi sbagliate, poiché all’interno del libretto che accompagna la copia fisica del disco sono contenuti i testi di ogni pezzo al quale il musicista si è ispirato per scrivere ciò che ascolterete.

Il primo brano è “Werewolves of Portland” e inizia con delle sovrapposizioni dove le chitarre armonizzate, che rimandano moltissimo alle sonorità di Brian May, eseguono il motivo portante del pezzo, ovvero la riproduzione della melodia dell’inno del Nord Dakota, e intonano un’introduzione che ci conduce all’alternanza fra successioni melodiche interessanti e le due sezioni soliste principali all’interno del pezzo, intense e ricche di tecnicismi che non smentiscono certo la nota abilità di Paul come chitarrista solista.

My Goodness” ha un mood pienamente Rock N’Roll, dove la chitarra solista sostituisce perfettamente il ruolo di un potenziale cantante con l’espressività della sua linea melodica che sembra quasi una “parlata a tratti nervosa”, mentre “Werewolves Of Portland” porta con sé una bella carica di energia rock/prog con sonorità decisamente moderne. La monotonia non è di casa dal nostro Gilbert e il pezzo subisce moltissime variazioni sia in termini di dinamica che di tempo durante la sua performance, con tanto di dialogo botta e risposta fra le chitarre a circa metà del pezzo dove sembra quasi che litighino e che l’una abbia la meglio sull’altra. Mentre nell’energica  “Professorship At The Leningrad Conservatory” mi ha colpita soprattutto il modo in cui Gilbert ha saputo donare groove, non soltanto con la sua nota abilità chitarristica ma anche come batterista. In “Argument About A Pie”, letteralmente “discussione riguardo a una torta” (il titolo mi ha fatta sorridere), si alternano momenti pervasi da costellazioni di note che si susseguono in modo veloce e dinamico, con parti dominate da melodie funzionali e piacevoli che attenuano le tensioni apportate dalle parti più veloci. Nel video ufficiale di questo brano troviamo le parole del divertente testo alla quale è ispirato e che viene messo in musica per mezzo della chitarra solista (idea geniale, a parer mio, quella di creare un lyric video per un brano totalmente strumentale).

Meaningful” è pervasa da un suono caldo e avvolgente su un tappeto dinamico prevalentemente acustico e possiamo definirla come una sorta di ballata, seguita dal groove delle articolate  “I Wanna Cry(Even Though I Ain’t Sad” e “A Thunderous Ovation Shock The Colums”. “Problem Solving People” è più ruvida e più rock rispetto alle precedenti, con un sound più scuro pur rimanendo coerente con lo stile dei brani alle sue spalle, mentre “(You Would Not Be Able to Handle) What I Handle Everyday” chiude l’album con un bel blues corposo e “ciccione” dove non mancano il wah wah e i riff efficaci e immediati.

Un disco strumentale dall’inizio alla fine, con ben 48 minuti circa di durata effettiva, colmo di virtuosismi dove nulla è lasciato al caso e tutto è pensato nel minimo dettaglio.

Etichetta: The Players Club

Anno: 2021

Tracklist: 01. Hello North Dakota! 02. My Goodness 03. Werewolves Of Portland 04. Professorship At The Leningrad Conservatory 05. Argument About Pie 06. Meaningful 07. I Wanna Cry (Even Though I Ain’t Sad) 8. A Thunderous Ovation Shook The Colums 9. Problem-Solving People 10. (You Would Not Be Able to Handle) What I Handle Everyday
Sito Web: http://www.paulgilbert.com/

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