Paris – Recensione: 50/50

Frédéric Dechavanne (voce) e Sébastien Montet (chitarra) sono amici dai tempi della scuola, condividendo la passione per Scorpions, Iron Maiden e Def Leppard sui banchi dell’istituto di Bouffémont. La loro amicizia è successivamente sfociata nella realizzazione di un paio d’album nel 2013 (“Only One Life”) e nel 2016 (“The World Outside”), al quale fa seguito “50/50” pubblicato proprio in questi giorni dalla tedesca AOR Heaven. Melodia, elettronica, cori: alla ricerca di uno sbrigativo trittico che possa descrivere la proposta dei francesi, questi tre elementi concorrono certamente a definire un rock adulto ed attento al dettaglio, che intende la canzone come una successione di delicatezze piuttosto che un insieme davvero filante. Il rock dei Paris è così, ispirato nelle intenzioni da (oppure liberamente accostabile a) Creye, Find Me, Newman, Toto, Journey e Work Of Art: le sue trame scorrono dolci eppure non del tutto fluide, i suoi suoni sono delicati eppure mai davvero scintillanti, i suoi momenti possono dirsi evocativi pur senza evocare immagini che possano dirsi veramente memorabili. “50/50” descrive un disco prudente e bilanciato, un poco sulle sue, mai davvero ispirato quanto basterebbe per farne un ascolto sorprendente, completo e magari da ripetere.

Se si esclude la piacevole “No Bridge Too Far”, che gode di un arrangiamento appena poco più ambizioso, la mancanza di collante tra le componenti (“Game Changer”) fa in modo che ogni brano soffra, prima o poi, di un momento meno ispirato, quando non di vero e proprio vuoto: dal momento che nessuna canzone guadagna l’inerzia necessaria per procedere in autonomia, il senso di smarrimento generato durante queste pause fa dell’ascolto di “50/50” un’esperienza superficiale, a volte slegata (“Crazy Over You”) ed altre ancora di dubbia riuscita quando cori e melodie sembrano procedere per strade separate (“Touch Me”).

Il risultato è un senso di solitudine, dissonanza e frustrazione che nulla ha a che fare con le trascurabili melodie di “Surrender” o i testi già ascoltati un milione di volte di “Can’t Get You Out Of My Mind”: “50/50” sembra voler piacere e bastare soprattutto a se stesso, ed il povero ascoltatore finisce col sentirsi un elemento estraneo all’equazione, mai coinvolto né necessario a quella chimica che fa di molta musica un’emozione ripetibile. Si trattasse di un post-metal dai toni lugubri l’effetto straniante potrebbe suscitare un qualche interesse, ma i colori accesi dell’AOR non sembrano fatti per immergere i suoi tanti ed incolpevoli estimatori in un quadro di ombrosa ed ingiustificata ambiguità.

Per quanto tecnicamente competenti, anche gli interpreti di questo album prodotto da Steve Newman sembrano accontentarsi di svolgere il compitino: il cantato di Dechavanne sembra più concentrato sulla sua stessa performance piuttosto che su un autentico desiderio di comunicare il senso di ogni storia (ammesso che un senso ci sia), gli assoli di Montet sono formalmente ineccepibili ma per qualche motivo sempre un po’ arretrati e solo il drumming di Rob McEwen sembra volerci provare a tirare fuori un po’ di nervo, nonostante i suoni spuntati ne limitino l’incisività del tocco. Ed anche il senso di già sentito affiora di tanto in tanto, con la conclusiva “Valentine’s Day” amara e derivativa al punto da far rimpiangere – senza esitazioni – il 1986 di “True Colors” ed i tredici anni che avevo quando Cyndi Lauper la cantava, e le immagini dei Sigue Sigue Sputnik mi spaventavano ed attiravano allo stesso tempo. Generico come la sua anonima copertina, diviso a metà come il suo ecumenico titolo, il terzo lavoro dei Paris è la fotografia di una band stranamente timida ed ancora troppo impegnata a capire se stessa per poter attirare gli altri nel suo mondo irrisolto. E allora tanto vale tornare al caldo abbraccio di un prodotto a kilometro zero, che il viaggio in Francia lo rimandiamo a quando alle nostre orecchie arriveranno inviti più convinti e stuzzicanti.

 

Etichetta: Aor Heaven

Anno: 2021

Tracklist: 01. Breathe In, Breathe Out 02. Ashes To Ashes 03. Crazy Over You 04. Touch Me (With Your Eyes) 05. Can’t Get You Out Of My Mind 06. Surrender 07. Some Heart 08. Superhero 09. Half Of Me 10. No Bridge Too Far 11. Game Changer 12. Valentine’s Day
Sito Web: facebook.com/Paris-official-119011491619131

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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