Dare – Recensione: Out Of Silence

Darren Wharton, dopo la sua precoce esperienza come tastierista dei Thin Lizzy, decide di fondare un gruppo passando dietro al microfono. La sua voce calda e passionale è, in effetti, uno dei trademark più caratteristici delle sonorità dei Dare, tuttora capaci di dare alla luce album di buona qualità che non riescono tuttavia a raggiungere i livelli di quest’opera prima. Mescolando echi celtici ad un sapiente uso delle tastiere – di cui Wharton stesso si occupa assieme a Brian Cox – e ad una certa aggressività negli interventi di chitarra di Vinny Burns, i Dare ottengono un sound che solo in parte ricorda i Thin Lizzy, per spostarsi invece verso un senso della melodia molto vicino ai gruppi AOR ed una drammaticità che si accosta certe soluzioni epic. Si parte con “Abandon”, aperta da un intervento tastieristico molto “in your face” e tipicamente anni ’80 ma salvata dalla banalità dall’interpretazione sentita di Wharton. In “Into the fire” il ritmo si fa trascinante, anche in questo caso l’assalto all’ascoltatore è piuttosto ruffiano, la batteria di James Ross si unisce alle tastiere per creare un bisogno di movimento che è irresistibile. Le cose cambiano con “Nothing is stronger than love”, ballad piuttosto tradizionale con un chorus decisamente efficace anche se non molto originale. In “Runaway” c’è molto spazio per Vinny Burns, nella struttura di un tipico pezzo di efficace hard rock. Tuttavia è con il trittico “Under the sun” – “The raindance” – “King of spades” che i Dare superano i confini di un genere che poteva star loro stretto, ammantando melodie orecchiabili di una epicità erede e al tempo stesso innovatrice della tradizione musicale celtica. Tre pezzi in cui il sentimento e la passione di Darren Wharton si fanno palpabili, raggiungendo un livello di intensità al quale è impossibile rimanere indifferenti. In “Heartbreaker”, pezzo molto asciutto, sono in evidenza le grandissime capacità di Vinny Burns, in primo piano rispetto ad un lavoro di tastiere che torna a farsi sentire prepotentemente nella successiva “Return the heart”, la cui conclusione è affidata ad un chorus di nuovo molto smaccato ma altrettanto efficace. “Don’t let go” si avvicina più a certe soluzioni pop, costituendo forse l’anello debole di un album che accosta pezzi tipicamente AOR ma scritti e interpretati con un gusto fuori dal comune ad altri nei quali l’emozionalità va ben oltre i confini di genere. In effetti quello che resta è emozione, che sembra guidare il songwriting di Darren Wharton in maniera analoga a quella in cui la storia da raccontare guida chi scrive un concept. Se in quest’ultimo a tenere insieme i pezzi sono i testi, nel caso di “Out of the silence” ciò che unisce il tutto è il pathos, la malinconia che lascia tuttavia intravedere un filo di speranza, e in questo senso è emblematica “King of spades”, dedicata proprio allo scomparso Phil Lynott, cantante dei Thin Lizzy e mentore di Wharton. Un album struggente. .

Etichetta: A & M

Anno: 1988

Tracklist:

01. Abandon

02. Into The Fire

03. Nothing Is Stronger Than Love

04. Runaway

05. Under The Sun

06. The Raindance

07. King Of Spades

08. Heartbreaker

09. Return The Heart


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