Burst – Recensione: Origo

Quando parte l’opener quasi quasi ti chiedi se non hai inserito il disco sbagliato nel lettore. A meno che i Burst non abbiano deciso di virare fortemente verso il rock, massiccio e pesante, ma comunque rock. Una forma di musica troppo “quadrata” rispetto alle precedenti fatiche. Il tempo di accorgersi che ‘Where The Wave Broke’ è dedicata ad un amico che non c’è più, quel Mieszko Talarczyk dei Nasum vittima dello Tsunami, ed ecco che tornano i Burst che conosciamo, anche se diversi. Più maturi, più consci delle proprie possibilità, ancora più sentiti nel loro contino mescolare hardcore, rock e schizofrenia prog.

La musica dei Burst è in continuo movimento, appaiono momenti di pura dilatazione di scuola Neurosis ed Isis, così come tracce di post-rock in cui, ad esempio ‘Flight’s End’, riesce ad emergere anche un pianoforte che si fa breccia con le sue melodie fra gli altri strumenti. E per chi rimpiange le parti più dure del post-core, i Burst hanno tenuto in serbo brani come ‘Flight’s End’, ai margini del suono svedese che ha reso famosi At The Gates e compagnia copiante. Senza contare passaggi strumentali intricati e pesanti, in cui si potrebbe parlare di un forte marchio Opeth.

Difficile dire se sia meglio o peggio di ‘Prey On Life’, il precedente ottimo lavoro, ma sicuramente questo ‘Origo’ è un altro fondamentale tassello per una band in continua crescita.

Voto recensore
7
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2005

Tracklist:

01. Where The Wave Broke

02. Sever

03. The Immateria

04. Slave Emotion

05. Flight´s End

06. Homebound

07. It Comes Into View

08. Stormwielder

09. Mercy Liberation


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