Orden Ogan – Recensione: Final Days

Sono venticinque anni di carriera per gli Orden Ogan, arrivati all’esordio discografico nel 2008, e che ammetto di non aver mai amato particolarmente. Certamente, al quartetto germanico non mancavano elementi di interesse, tra cui una immagine visiva tra gotico e fantasy, ben rappresentata dalla loro mascotte Alister Vale, ed uno stile musicale affine al power metal melodico, pieno di echi di Blind Guardian ed affini, ma senza una spiccata personalità, che li relegavano quindi allo stato di band promettente ma non troppo. Ragazzi volenterosi ma senza quel “quid” in più, necessario per spiccare in un panorama metal inflazionato da proposte simili o vicine alla loro.

Il salto vero di qualità arriva nel 2017, con il quinto disco “Gunmen”, un concept ambientato nel West in cui si racconta di un uomo che deve superare la morte della propria amata, di cui si sente colpevole. Un lavoro ricco di grandi canzoni e trainato da una storia appassionante ed emozionante, a cui fa seguito questo “Final Days”, che vorrebbe essere una ennesima conferma della maturazione musicale e lirica degli Orden Ogan.

E questo nuovo lavoro ci trasporta dal 1880 fino al nostro futuro prossimo venturo, per una storia ed un nuovo concept album che sa di sci-fi fino al midollo, effetti tecnologici, e porta il sound della band nell’iperspazio, anche grazie ad una produzione moderna e compatta (come sempre ad appannaggio dello stesso Levermann), che valorizza sia la solidità della sezione ritmica che il riffing implacabile di Tobias Kersting, ma non sacrifica di certo le vocals pulite ed aperte di Sebastian Levermann, regalandoci una prima metà del disco praticamente perfetta, sia per atmosfere che per facilità di ascolto, grazie ad una serie di ritornelli impeccabili, come in “Heart Of The Android”, “Inferno” ed in “In The Dawn Of The AI”, giustamente tutti posti ad inizio del disco.

Possiamo ancora citare il mid tempo epico di “Let The Fire Rain”, una sorta di versione più dark del tipico stile Dio, unita ad un ritornello che offri spazi di sole e speranza, oppure in “Alone In The Dark”, ballata sospesa e malinconica, leggermente sinfonica, e graziata dall’intervento vocale di Ylva Eriksson (cantante degli svedesi Brothers Of Metal). Mentre, nella vorticosa, classica e vagamente celtica “Interstellar” brilla il contributo sontuoso di Gus G. alla chitarra, per un altro refrain portentoso.

Se nella seconda parte di “Final Days” assistiamo a qualche piccola caduta di tono e tensione, il congedo ideale ci viene offerto da “It Is Over”, dove tutte le suggestioni sonore e liriche del concept vengono riunite in una sola canzone, con risultati notevolissimi. Gli Orden Ogan oramai non possono essere soltanto definiti “power metal”, ma costruiscono con “Final Days” una nuova opera metal a trecentossesanta gradi, perfettamente credibile sia nelle musiche che nei testi, mai banali e sempre profondi e tridimensionali. Una grande conferma.

Etichetta: AFM Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. Heart Of The Android 02. In The Dawn Of The AI 03. Inferno 04. Let The Fire Rain 05. Interstellar 06. Alone In The Dark 07. Black Hole 08. Absolution For Our Final Days 09. Hollow 10. It Is Over
Sito Web: https://www.ordenogan.de/

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