Orakle – Recensione: Éclats

“Éclats”, ovvero “scintille” è il titolo del terzo studio album dei francesi Orakle. La band vede i suoi natali nell’ormai lontano 1994, quando il combo transalpino era legato in modo netto al panorama black metal (e quasi contemporaneo a molti blasonati colleghi del Nord Europa) ma già sviluppato con un approccio diverso, con una maggiore ricerca melodica e testi lontani dai luoghi comuni del genere. Sono passati sette anni dall’ultimo “Tourments & Perdition”, un platter ancora debitore a quell’immaginario e oggi la nuova fatica sulla lunga distanza rappresenta la maturazione definitiva del five-piece, che si allontana dalla materia nera d’origine per abbracciare un panorama progressive e d’avanguardia ricco di soluzioni bizzarre e trasversali. In fondo, si sa, le etichette non aiutano poi molto e “Eclats” è un album da godere nella sua bellezza e bontà d’intenti, cercando i riferimenti (non copiature, sia chiaro) in gruppi che hanno avuto fortune maggiori come gli Opeth, gli Enslaved, o per rimanere in terra di Francia,  i bravissimi Carnival In Coal. Un album che parla da sé, nei suoi brani nervosi e cangianti dove i cambi di tempo non si contano, ma la tecnica esecutiva resta saldamente al servizio della musica, senza cadere nell’autocompiacimento o nel pretenzioso. Ed ecco dunque che episodi come “Solipse” o l’ottima “Le Senses De La Terre”, stupiscono per la naturale presenza di momenti ragionati e melodici che ammiccano al prog metal tout court, dove il vocalist Frederic A.Gervais propone un crooning sornione ma altrettanto solidale alle strutture sincopate e fuorvianti dei pezzi. Come se nulla fosse, spesso e volentieri l’andamento del brano si rompe e si ispessisce, la voce diventa un growl cavernoso e gli strumenti si lanciano in velocità. Ma c’è anche ironia in tutto questo, parentesi al limite del cabaret e immediata negazione della violenza con la ripresa della melodia portante. Un grande peso è dato dalla coppia di axe men Etienne Gonin e Antoine Aubry, che creano sovrapposizioni a volte solidissime (citiamo la muscolare “Nihil Incognitum”, dove spicca anche la prova del drummer Pierre Pethe) e altre più accomodanti ma strane, soprattutto quando sono accompagnate dalle ariose ma non invasive tastiere di Emmanuel Rousseau (“Apophase”, “Aux Eclats”). Il finale disarticolato, rumoroso ma dannatamente logico nella struttura di “Humanisme Vulgaire”, chiude idealmente un’opera ricca di spunti ed estranea alla consuetudine. Blut Aus Nord, Deathspell Omega, Carnival In Coal e quest’anno 6:33 e Orakle. Vive la France!

Voto recensore
7,5
Etichetta: Apathia Records

Anno: 2015

Tracklist:

01. Solipse
02. Incompletudé(s)
03. Nihil Incognitum
04. Apophase
05. Le Senses De La Terre
06. Aux Eclats
07. Bouffon Existentiel
08. Humanisme Vulgaire


Sito Web: http://orakle.fr/

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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