Poison – Recensione: Open Up And Say…Ahh!

Nel 1988 la gerarchia del rock duro si presentava a grandi linee in questo modo: Bon Jovi e Def Leppard erano diventate delle star mondiali, i Motley Crue si erano fatti togliere lo scettro di band più pericolosa e autodistruttiva del pianeta dai Guns N’ Roses, gli Aerosmith erano tornati per recuperare tutto ciò che avevano buttato al vento dalla fine dei ‘70 e una miriade di altri gruppi (Cinderella, Ratt, Tesla, White Lion, Kiss, Whitesnake solo per citarne alcuni) infestavano le classifiche godendo chi più chi meno della sovraesposizione del genere.

Tra questi c’erano anche i Poison che, forti di un esordio triplo platino (“Look What The Cat Dragged In” del 1986) si riproposero sul mercato con “Open Up And Say..Ahh!”, uno di quei dischi destinati a diventare un classico dell’hair metal e a consacrarli al livello dei giganti di cui sopra. Non potendo contare su doti tecniche eccelse, Bret Michaels, C.C. DeVille, Bobby Dall e Rikki Rokkett puntavano tutto, oltre che sul look (nel frattempo divenuto meno colorato degli esordi) su un songwriting semplice, diretto e denso di melodie vincenti.

Il lavoro mette da parte l’irruenza e i suoni più crudi del debutto a favore di un approccio hard rock più levigato con riferimenti ai Van Halen e soprattutto ai Kiss (l’omaggio alla linguaccia di Gene Simmons posta in fronte alla cover con la modella Bambi in primo piano a farne il verso causò non pochi problemi alla band costretta poi con le successive stampe ad oscurarla). “Love On The Rocks” e “Tearin’ Down The Walls” sono due numeri irresistibili nella loro elementarità, la festaiola “Nothin’ But A Good Time” è un manifesto dell’epoca, un inno all’esaltazione dell’edonismo più sfrenato. La divertente “Look But You Can’t Touch” cede il passo alla fantastica “Fallen Angel”, uno dei migliori pezzi della carriera del quartetto, dove Bret Michaels, chiaramente ispirato dalla formula dei Bon Jovi, mette da parte le liriche facili e goderecce adottando uno stile narrativo che in questo caso racconta il tortuoso percorso da intrapendere per cercare la via del successo. La riuscita cover di Loggins and Messina “Your Mama Don’t Dance” e “Good Love” vedono la band cimentarsi su lidi più r’n’r-blues (che verrano poi sviluppati con maggior risalto a partire dall’album seguente “Flesh & Blood”), mentre la ballad senza tempo “Every Rose Has Its Thorn” diventerà uno dei pezzi simbolo degli interi anni ’80 e li catapulterà al n.1 della classifica di Billboard.

Otto milioni di copie vendute nel mondo e la consapevolezza di aver lasciato il loro nome nella storia dell’età più variopinta del rock con il quale possono ancora permettersi di girare tutti gli USA e riempire le maggiori arene; ecco i frutti raccolti dai Poison dopo la pubblicazione di questo disco. Difficilmente “Open Up And Say..Ahh!” mancherà nelle discografie degli appassionati dell’hard rock anni ‘80, ma per chi ancora non lo avesse consiglio di prendere la ristampa della Axe Killer Records del 1999 o la recente edizione uscita per festeggiare il ventennale contenenti entrambe  l’ottima bonus track “Livin For The Minute”.

Voto recensore
S.V.
Etichetta: Enigma/Capitol Records

Anno: 1988

Tracklist:

01. Love On The Rocks
02. Nothin' But A Good Time
03. Back To The Rocking Horse
04. Good Love
05. Tearin' Down The Walls
06. Look But You Can't Touch
07. Fallen Angel
08. Every Rose Has Its Thorn
09. Your Mama Don't Dance
10. Bad To Be Good
11. Livin For The Minute (Bonus Track)


Sito Web: www.poisonweb.com

1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. Giulio B

    UN CD CHE HA FATTO E FA LA STORIA DEL GLAM ROCK.
    SEMPLICEMENTE FANTASTICO
    VOTO 10!

    Reply

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