Architects – Recensione: Nightmares

Non si trovano da tanto tempo sulla scena (nati nel 2004), ma da cosa si può sentire sembra abbiano le idee decisamente chiare. Creazione di riff taglienti, accelerazioni ritmiche funamboliche e allo stesso tempo una ricerca incessante di melodie degne d’attenzione, per riuscire a divertire nel migliore dei modi il proprio pubblico. Decisamente notevole, se si porta alla mente che questo è il loro album di debutto. Dilagano con un sound estremamente complesso e allo stesso tempo brutale, il tutto assemblato senza dimenticare quel tanto di melodia che non guasta mai; l’ascolto quindi scivola liscio per tutti i trenta minuti di durata dell’album, deliziandoci con riff affilati, assoli altamente tecnici e tempi altrettanto particolari che danno una sostanziale sensazione di confusione placata da stacchi ben studiati. ‘To The Death’ è la prova concreta della particolarità delle partiture e delle possibilità di miglioramento di questa nuova formazione. Oltretutto godono anche di una buona versatilità musicale in quanto con ‘This Confession Means Nothing’ aprono un piccolo spiraglio di luce in album altamente immerso nelle tenebre. Siamo contenti di potervi consigliare un album fresco, che non dispiacerà sicuramente agli amanti del metallo improntato su livelli più tecnici. Non possiamo dire altro se non che ci troviamo di fronte ad una piacevole novità, per il resto lasciamo a voi la decisione sulle sorti degli Architects.

Voto recensore
6
Etichetta: In At The Deep End Records / Andromeda

Anno: 2006

Tracklist:

01. To The Death

02. You Don’t Walk Away From Dismemberment

03. Minesweeper

04. They’ll Be Hanging Us Tnight

05. This Confession Means Nothing

06. In The Desert

07. A Portrait For The Deceased

08. The Darkest Tomb


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  1. Matteo

    Per me è l’unico disco fuori luogo dei Architects….. Sentendo cosa hanno tirato fuori da quel sublime capolavoro che è “Hollow Crown”, questo “Nightmares” mi è parso nioso, riempitivo, poco ispirato, male registrato, canzoni troppo costruite. L’unica cosa piacevole sono la sezione ritmica durante i midtempo e i breakdown…. La voce una pena assoluta….. Ripeto unico disco fallimentare della band, ma sarà anche giusto dato che era il loro primo album e neanche con una formazione stabile, quindi ok.
    Mio voto: 5

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