Earthcry – Recensione: Where The Road Leads

Si chiude alla grande l’annata power prog metal tricolore con l’uscita del debutto degli Earthcry. Non si tratta, in realtà, di una band a tutti gli effetti, ma del progetto solista del polistrumentista ligure Enrico Sidoti, che ha coinvolto un manipolo di cantanti di prima fascia (Rob Tiranti, Zak Stevens, Mark Basile, Oliver Hartmann, Damian Wilson e Marco Sandron) per prestare la voce ad una serie di canzoni che si rifanno al sound di Symphony X, DGM e Pagan’s Mind. Ed il risultato è sicuramente apprezzabile e dotato di grande appeal.

Stiamo parlando quindi di un genere raffinato, intricato nelle ritmiche, che mette in mostra una tecnica sopraffina nelle parti strumentali e negli assoli di chitarra e tastiera. In “Where The Road Leads” emergono le doti compositive di Sidoti, abilissimo burattinaio, in grado di tirare con disinvoltura i fili, facendo muovere i personaggi coinvolti nel corso delle song del concept dalle tematiche sci-fi. Nell’opener “New Fanding Sun”, Tiranti si lancia alla ricerca di tonalità altissime, nella song più power oriented del lotto, anche se arricchita da una parte centrale solista decisamente devota al prog di scuola Dream Theater. La seguente “Hospitality”, con Mark Basile sugli scudi, sembra uscita direttamente dal clamoroso “Different Shapes” dei DGM, grazie alla sezione ritmica terremotate ed i passaggi di synth decisamente space e robotici. Il grafico della qualità si impenna ulteriormente con  “Recall”, in cui Hartmann riesce a disegnare linee melodiche addirittura epiche, arrampicandosi su un architettura degna dei migliori Symphony X. La parte centrale di “Where The Road Leads” risulta maggiormente fredda, nonostante l’apporto dell’ex Savatage Zac Stevens nella semi-ballad “Stranger”, a causa di passaggi solistici fin troppo esasperati e di una devozione smaccata verso la band di Michael Romeo (esemplificativa in tal senso la sinfonica “Uncharted”, con Sandron a fare l’Allen). Ma si tratta di dettagli, se messi a confronto con la totalità di un lavoro così ambizioso.

Gli Earthcry ci regalano un debutto interessante e succoso, che gli estimatori del power prog sinfonico non possono assolutamente ignorare. “Where The Road Leads”, pur senza cercare l’originalità a tutti i costi, sfrutta al massimo la classe ed il carisma dei vocalist coinvolti, in un progetto che, a differenza di Avantasia, difficilmente potremo ammirare on stage. Ed è un vero peccato.

Voto recensore
7
Etichetta: Revalve Records

Anno: 2012

Tracklist:

01- Sailing On (intro)
02- New Fading Sun
03- Hospitality
04- Recall
05- Into The Asylum
06- Landscapes
07- Stranger
08- Uncharted
09- The Temple (instr.)
10- Inside


Sito Web: http://www.enricosidoti.eu/

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