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Carcass – Recensione: Necroticism: Descanting The Insalubrious

Vedendo raffigurati i protagonisti in copertina, avvolticciolati da metri di pellicola di nylon trasparente in una specie di gabinetto medico tra utensileria clinica varia e un’accetta insanguinata conficcata in una delle quattro immagini, potrebbe già di per sè svelare la dichiarazione di intenti di ‘Necroticism: Descanting The Insalubrious’ e dei Carcass.

Il voler far risaltare a tutti costi un’attitudine shocking ed a giocare sul filo del ridicolo soprattutto per quanto concerne i testi, ottenuti scartabellando tonnellate di tomi specialistici e inserendo altresì le peggiori e truculente immagini del pianeta nelle loro prime copertine, ha sempre reso unico il quartetto anglo-svedese (3/4-1/4, almeno nella doppietta di album più riusciti).

Se già con ‘Symphonies Of Sickness’ i britannici avevano dimostrato di avere delle immense doti inespresse, con queste otto tracce hanno saputo sviscerarle (è proprio il caso di dirlo…) nel migliore dei modi, arrivando a comporre il disco definitivo del death/grind tecnico.

Gli improbabili, ma ficcanti arpeggi in ‘Pedigree Butchery’, gli attacchi artistoidi e schizofrenici di ‘Symposium Of Sickness’ e ‘Incarnated Solvent Abuse’, gli intermezzi “ambulatoriali” che dividono le canzoni e, in cima a tutto ciò, la gemma ‘Corporal Jigsore Quandary’, con la quale i Carcass spigano al mondo intero che si può concepire un motivo di impatto violentissimo pur non andando a mille all’ora, sono entrati di diritto nella storia del rock. Insieme all’incontro/scontro tra l’ibrido screaming/growling alto di Jeff Walker e il più classico growl basso e vomitevole di Bill Steer (che in seguito farà davvero proseliti tra gli adepti del death), creatore pure della maggior parte degli eccelsi riff, al drumming cervellotico e chirurgico di Ken Owen ed infine agli enfatici assoli del guitar-hero Michael Amott, che riescono a macchiare ulteriormente di verminoso rosso sangue i candidi bianchi camici che saremo costretti metaforicamente ad indossare…

Il vero capolavoro assoluto della band.

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