Motorpsycho – Recensione: Kingdom of Oblivion

A distanza di otto mesi dalla pubblicazione del precedente lavoro, fanno il loro ritorno sul mercato discografico i grandissimi Motorpsycho: dopo aver concluso la cosiddetta “Gullvåg Trilogy” con l’uscita di “The All Is One” (successore di “The Tower” del 2017 e “The Crucible” del 2019), il trio originario di Trondheim pubblica “Kingdom of Oblivion” sempre sotto l’egida di Stickman Records.

Stando a quanto anticipato in fase di promozione, i dodici brani presenti nel disco sono stati concepiti nella stessa sessione di scrittura del platter dell’anno scorso ma non avevano trovato spazio tra quei solchi. Adesso, complice la pandemia e la cancellazione di ogni attività dal vivo, il gruppo ha avuto modo di dedicarsi completamente alla lavorazione di queste dodici tracce che – com’è lecito aspettarsi – si muovono lungo coordinate ben note: un Hard Rock dalla preminente natura Progressive che sovente sfocia in fughe psichedeliche di grandissimo impatto: Black Sabbath, King Crimson e Greatfull Dead sono solo i primissimi nomi che potremmo utilizzare per offrire un’indicazione a chi non si è mai imbattuto (possibile mai?) nella vastissima produzione dell’ultimo decennio dei nostri.

 

 

Ritrovare Bent Sæther (basso e voce), Hand Magnus “Snah” Ryan (chitarra e voce) e Tomas Järmyr (batteria) è sempre un piacere e anche questo “Kingdom of Oblivion” conferma la caratura del combo norvegese, ormai da oltre tre decenni al centro della scena. Partiamo subito forte con il riff solido di “The Waning pt. 1 & 2”, brano che condensa nei suoi sette minuti di durata le peculiarità del sound dei Motorpsycho: composizioni articolate, che alternano fasi più rocciose a divagazioni oniriche ammalianti, in un’alternanza di grande impatto, riuscendo anche a inglobare uno spettro ampissimo di influenze rock e indie; in tal senso, l’opener e la title track confermano quanto detto finora, esplicitando i pregi del gruppo.

A spezzare la tensione iniziale giunge “Lady May 1”, brano acustico evocativo, che spiana la strada per “The United Debased”, è l’ennesima composizione lunga che parte forte per poi lasciarsi puntare a conquistare l’ascoltatore con soluzione d’effetto. La formula – seppur con elementi diversi – viene ripresa anche in “At Empire’s End” (dalla melodia principale estremamente decadente) e “The Transmutation of Cosmoctopus Lurker” (uno degli episodi più duri e riusciti del disco) e di volta in volta si rinnova con elementi inediti che non annoiano mai e mantengono vivo l’interesse dal primo all’ultimo minuto.

Nel mezzo, trovano spazio episodi strumentali come la sognante “Atet” o il folk di “The Hunt”, in una cornucopia di colori, suggestioni e atmosfere che rendono “Kingdom of Oblivion” un disco di grande spessore, ricco di sfumature che riuscirete a cogliere dopo ogni ascolto. Sulle note di “Cormorant”, cala il sipario su questo disco e non possiamo non applaudire una prova tanto bella quanto convincente.     

Etichetta: Stickman Records

Anno: 2021

Tracklist: 01. The Waning pt. 1 & 2 02. Kingdom of Oblivion 03. Lady May 1 04. The United Debased 05. The Watcher (featuring The Crimson Eye) 06. Dreamkiller 07. Atet 08. At Empire's End 09. The Hunt 10. After The Fair 11. The Transmutation of Cosmoctopus Lurker 12. Cormorant
Sito Web: http://motorpsycho.no/

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

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