The Dillinger Escape Plan – Recensione: Miss Machine

Senza confini.

‘Calculating Infinity’ si espande ed abbraccia nuovi orizzonti musicali. Un atteggiamento puramente progressivo, che fa della libera espressione l’unico compromesso a cui sottostare. Un’evoluzione che era in fase embrionale, in attesa di sbocciare nel pieno del suo splendore. E’ l’arrivo del nuovo singer Greg Pulciato infatti ad essere la molla che legittima la definitiva esplosione dei The Dillinger Escape Plan.

Versatilità ed imprevedibilità. Sono queste le coordinate predilette dai cinque ragazzi americani. Con disarmante facilità il math-core del debutto si interseca perfettamente con quell’attitudine crossover tanto cara a Mr. Patton, che con Mr. Bungle e Faith No More ha tracciato le più alte vette cui chi pretende di suonare crossover possa ambire. La trasversalità di ‘Miss Machine’ si trasporta anche in sorprendenti territori elettronici, risultato della forte attrazione dei due membri fondatori Ben e Chris per le nuove tecnologie in campo musicale. Impressionanti i risultati di questo esperimento: ‘Phone Home’ e ‘Unretrofied’ hanno l’odore dell’industrial di prima qualità, segno che i Nine Inch Nails qualcosa di buono hanno insegnato negli anni.

Difficile descrivere in due parole anche un solo brano dell’album: l’assalto math-core si spegne improvvisamente per lasciar spazio ad aperture melodiche ipnotiche o a divagazioni jazz di assoluto spessore. O ancora eccolo riemergere dopo stralunati intrecci di scuola Mr. Bungle. Universi incompatibili che collidono diventando una cosa sola grazie alla perizia tecnica ed alla creatività senza limiti insita nel DNA dei Dillinger Escape Plan. Una maturazione che, come detto in precedenza, era nell’aria, ma che sembra essere stata possibile grazie all’arrivo di Pulciato, dotato di un’ugola estremamente versatile che si sposa a meraviglia con i nuovi brani.

Detto con sincerità, i ragazzi sembrano inarrivabili, sia che premano sull’acceleratore, innalzino il livello di violenza o che allentino la morsa, concedendosi più dilatate escursioni melodiche. D’altronde, un gruppo in grado di mettere in fila due perle come ‘Setting Fire To Sleeping Giants’ e ‘Baby’s First Coffin’ non può essere annoverato tra "quelli normali". Non un punto debole, dunque. Composizioni dinamiche, folli e perfidamente progettate per bruciare ogni nostra cellula cerebrale. Già, perché ‘Miss Machine’ crea pesante dipendenza e farne a meno sarà un po’ come vedere un asino volare.

Intervista a Brian Benoit

Voto recensore
9
Etichetta: Relapse / Self

Anno: 2004

Tracklist: 01. Panasonic Youth
02. Sunshine The Werewolf
03. Highway Robbery
04. Van Damsel
05. Phone Home
06. We Are The Storm
07. Crutch Field Tongs
08. Setting Fire To Sleeping Giants
09. Unretrofied
10. The Perfect Design

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login